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sabato 22 novembre 2014

Letteratura disegnata, lezione uno

Letteratura disegnata: un corso virtuale



 di Giacomo Ricci

Hugo Pratt, La ballata del mare salato
primo frame



Lezione uno



Ho deciso che il corso che ho in mente lo metterò per intero sul web. Userò un metodo che voi, alla fine troverete banale. Ma che tanto banale non è.
Mi spiego. Scriverò dei brevi testi, come questo che – spero – starete leggendo. 
Io voglio parlarvi della Letteratura Disegnata.
Che cos’è? E soprattutto che metodo intendo seguire?
Su che cosa sia ci torneremo tra pochissimo. Il metodo? Voglio cercare di sfruttare  a fondo le potenzialità  del web e ricorrere a media integrati.
No, non voglio dire cose complicate. Voglio dire che farò uso di scritti, di immagini, di video e che tutte queste cose, per quanto ne sarò capace, saranno integrate tra loro.
Perché?
Perché sarebbe bello fare un corso reale. Con me da un lato  che parlo e voi che ascoltate (presuppongo sempre che abbiate voglia di farlo). Ma le nostre lontananze, gli impegni, il lavoro, i figli e tutto il resto rendono difficile questa eventualità.
Allora cercherò di aiutarmi con l’informatica, con il digitale.

Non vi ho ancora detto perché noi dovremmo dedicarci alla Letteratura Disegnata.  Posso essere un tantinello volgare  e napolitano di stretta osservanza?
«Pe’ ghj ‘nculo allo munno» (“per andare in culo al mondo”. E ci vuole anche l’espressione sottintesa Afammocc).
Abbiamo effettuato una sintesi di espressioni dialettali di epoche diverse. Ghire in culo allo munno è seicentesca o pressappoco. L’ho pescata, oltre che nel lessico corrente, in Cortese o in Basile, adesso non ricordo più. Come seicentesca è la preposizione articolata “allo”. Afamocc invece è espressione facebookiana usata soprattutto dai tifosi del Napoli quando la squadra del nostro cuore segna.
Se state su FB e in contemporanea c’è una partita del Napoli, nessun segno da parte di nessuno è un pessimo segno. Vuol dire che il Napoli sta sotto e i tifosi soffrono. Ma l’apparizione di uno splendido “afammocc” è segno che il Napoli ha segnato. E tante più sono le vocali, tanto più importante è il gol nell’evoluzione della partita. Così “afammocc” mi dice che il Napoli ha segnato ma era nell’aria, se l’aspettavano. Ma una cosa del genere:
“Aaaaaaaaaafaaaaaaaaaamooooooooooccccccc!!!”
sta a significare che si tratta di un gol importante, fondamentale, che chiude la partita o che viene da un improvviso capovolgimento di fronte, dopo un periodo di sofferenza, dove la difesa del Napoli ha fatto tremare i tifosi e ci si è visti sotto e solo per un pelo non è successo veramente. Un pericolo scampato, dunque, e un insperato successo.
Perdonate questa digressione pseudo-calcistica. Ma dovete scusare se mi permetto di infilare in uno scritto maleparole. Ma pare che oggi si porti essere volgare e perdersi in trivialità varie. Io non seguo le mode. L’ho sempre fatto. Ho sempre jastemmato liberamente contro il potere del momento o chi opprimeva gli altri immeritatamente. Intere generazioni di studenti dei passati quarant’anni di mio insegnamento universitario possono testimoniare a mio favore. Cantare e contare i muorti e i chitemmuorti a chi di dovere è sempre stato uno dei miei principali impegni didattici.
Sbloccare l’aulicità, l’ineffabilità e la pallosità di una lezione ex-cathedra è stato uno dei miei principali obiettivi. Sempre.
A volte vale molto di più un chitemmuorto ben assestato e piazzato al punto giusto di una discussione che non mille ragionamenti sulla Ragion pura e discorrere sul metodo.
Ci dobbiamo capire, allora.
La Letteratura Disegnata è un residuo della nostra infanzia. Di quando disegnavamo in piena libertà “pupazzielli” stortignaccoli e mammà nostra ci diceva che erano bellissimi e che eravamo dei Rembrant in erba. Ecco perché ci piace (anche se ce ne vergogniamo un po’) il fumetto.
Io avevo una cassetta piena di giornaletti. Bella quest’espressione per indicare il fumetto. Un giornale più piccolo, perché di dimensioni più piccole del paginone del quotidiano, ma anche perché vero e proprio “giornale dei piccoli”. Letteratura disegnata per loro. Splendido.
 E non appena avevo le mie trenta lire, correvo dalla giornalaia a via Cedronio a comprarmi l’ultimo Topolino, Tex o il Grande Bleck.
Il fumetto alto e colto di Hugo Pratt e dell’avventura più psicologico-intellettuale che non viaggio concreto, metafora, insomma, di condizioni di pensiero ed esistenziali,  ha conquistato diritto d’asilo, oggi, nella cultura italiana contemporanea. La ballata del mare salato ha, l’introduzione nientedimeno che di Umberto Eco. Un vero e proprio battesimo editorialculturale di alto lignaggio.
E quando mai il trio, per me superbo (ne parleremo) che componenva la EsseGesse, ha potuto sperare in tanto? E sì che loro di meriti ne avevano. E grandi. E come erano bravi nel disegno!
Questo per dire che oggi è entrato nella cultura corrente come vera e propria forma d’arte quello che, quando io ero piccolo, era una trasgressione tollerata ma del tutto malvista dall’ambiente scolastico. Che, insomma,  anche il fumetto infantilotto di Paperino & Co e quello un  po’ volgare di certi fumetti noir,  come una certa produzione italiana d’annata del tipo   Satanik, Criminal, Diabolik e così via è pienamente  accettato come forma espressiva compiuta.
E questo per me riveste un’importanza fondamentale. Perché con il fumetto ci possiamo dedicare alla fantasia, al viaggio, all’avventura senza tante obbligazioni di tipo “culturale”. Senza tanto “impegno”, concedendoci a cuor leggero. Come ci concediamo al noir, al giallo, al thriller.
Perché, spesso molti di noi, si portano appresso un complesso di colpa se provano simpatia per i filmacci di quarta categoria, i “filmettoni” li chiamavano all’epoca mia, quando la sera andavano in gruppetto di amici con le ragazze al cinema Amedeo, al 2000  o al Trianon a vedere western di cassetta, film horror che tutto facevano tranne che mettere paura con Barbara Steele, Peter  Cushing e Christopher Lee. Lo facevamo nonostante la consapevolezza che stavamo tradendo un po’ il nostro dovere verso il cinema “impegnato”, come – che so? – l’Anno scorso a Mariembad, du’ palle, insopportabile, incomprensibile, noiosissimo, e, permettetemelo, pure nu pucurillo “stronzo”. Con un Albertazzi giovanissimo che non si sapeva che cazzo andava cercando con i suoi sbariamienti in una villa di cartapesta, cattiva scopiazzatura dalle pitture surrealiste di un Magritte o un Dalì. E quelli della Nouvelle Vague? Maronna mia, Dio ci protegga! Meglio  Tina Pica , schietta e sincera di Pane amore e fantasia o un buon Totò dei Due marescialli, Totò Tarzan, San Giovanni Decollato e così via. Per non parlare di veri e propri capolavori come L’invasione degli ultracorpi, La guerra dei mondi, Il pianeta proibito e altri.
Che sto dicendo, insomma?
Sto dicendo che dobbiamo buttare a mare Proust, Dostoewskij e Joyce? Nient’affatto. Per carità. Guai a chi mi tocca il principe Myskin e la sua allucinata fede tradita nell’umanità che fa di tutto per distruggerlo e ci riesce, sbattendolo definitivamente nel regno della follia. Sto dicendo solo che dobbiamo essere più soft. Meno obbligati e bacchettoni nei confronti della cultura “alta”. Che dobbiamo imparare ad amare tutto quello che è creativo. C’è un video splendido di Simenon che parla della sua scrittura. E soprattutto delle sue origini: letteratura di cassetta, di alto consumo popolare. Eccovi qui il link, Guardatelo facendoci clic
Così capiremo molte cose.
Insomma ci possiamo permettere di sognare un po’ alla buona. Ci è consentito. Ce lo meritiamo. Se ci piace.
Bene. Il fumetto, per quelli della mia generazione rappresenta una vera e propria “rivoluzione”. Contro l’impegno politico, contro gli obblighi culturali. Contro l’impegno. Che parola orribile questo termine «impegno», non trovate? A me ricorda i banchi dei pegni napoletani. Istituzioni nate per dare un aiuto alla povera gente. Dunque imprese positive. Ma pur sempre ricordo di miseria, afflizione, chiusura, disperazione, vita che si chiude alla speranza.  Di una plebe condannata alla sofferenza per tutta la vita.
No basta! La misura è colma.
Vi racconterò,  in un prossimo video,  che cosa è stato il fumetto per me. Una vera e propria idea di liberazione.
E’ la mia vera storia alle elementari. E mi permette di dire qualcosa pure su un certo tipo di scuola, la sua nefandezza, la sua inutilità. Ma questo è un discorso lunghissimo che qui c’entra poco. E ci porterebbe lontanissimi da quello che voglio dirvi.
A proposito, sapete chi è il professor Occultis? No?

Vi dovrei bocciare tutti. Se lo sapete bene. Avete il mio plauso. Se non lo sapete è giusto che rimaniate nella curiosità per un po’ di battute. Almeno fino alla prossima lezione. Prometto che ve lo racconterò. Ma aspettare fa bene. E il professor Occultis è un buon capitolo di ottimismo che conviene studiare bene. Alla prossima.  

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