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ebook di ArchigraficA

venerdì 10 maggio 2013

Nord e Sud


di Gregorio Rubino



L'altro giorno me ne andavo per Napoli in un taxi e commentavo il solito caos. 
“Sapete cosa mi è successo? – mi dice  il tassista - Ieri ho imbarcato due giovani inglesi, che mi hanno raccontato che sono venuti apposta a Napoli, per noleggiare una macchina e fare nel traffico cittadino tutto quello che a casa loro non avrebbero mai potuto fare, tipo strombazzare, parcheggiare in doppia fila, passare col rosso e tutto il resto”. 
Io ascoltavo divertito, ma il tassista era scandalizzato (dottò, che figura che ci facciamo all'estero...). E per essere scandalizzato il tassista, chissà che altro gli avranno confessato i due giovanotti in trasferta!


Questa invece me l'ha raccontata un amico, che ha spesso occasione di viaggiare in Inghilterra. 
Stessa scena a Napoli e a Londra. Napoli: fermata dell'autobus, arriva l'autobus, si apre solo la porta di dietro, da dove tutti salgono e scendono. Lui sale, poi chiede spiegazioni al conducente e quello di rimando “e già, vi lamentate..,la porta davanti, la porta di dietro.., mio caro signore qui siamo a Napoli, la gente entra pure dai finestrini...” (sintetizzo, immaginiamoci il tutto in dialetto stretto). E va bene, pensa lui, siamo a Napoli, pace. Stessa scena a Londra, fermata dell'autobus. Arriva l'autobus, si aprono le porte, la gente sale e si siede, ma il bus non riparte. L'autista rimane silenzioso e con le braccia conserte, passano i secondi. Ad un certo punto un passeggero si avvicina ad un altro e gli dice “scusi, è lei che ha sbagliato, perché è salito dalla porta di dietro, mentre si sale dalla porta davanti”. Al che, costui si scusa contrito con gli altri passeggeri, scende e risale nell'autobus dalla parte giusta, consentendo così anche il controllo del ticket, le porte si chiudono e il bus finalmente riparte. E va bene, penso io, siamo a Londra, pace.



Questa infine è capitata proprio a me, in un paesino di frontiera della bella campagna francese. Vado in Francia per un incontro di studio, organizzato da una collega. 
Arrivo in treno da Parigi un sabato sera, affamato, ma lei si ricorda improvvisamente che il sabato sera è tutto chiuso. Anzi no, mi dice, c'era sicuramente un ristorante aperto: il ristorante di una amica alsaziana. Bene, penso io, allora si mangia! Vedo però che lei esita e prima di imboccare la strada giusta, mi porta in perlustrazione per tutto il paese, comprese le periferie. Niente da fare, tutto chiuso, serrato, non rimane che il luogo già detto. Arriviamo, parcheggiamo, entriamo, baci e abbracci. 
Con molto tatto, la mia collega affronta e spiega all'amica alsaziana il problema dell'ospite straniero che deve cenare. 
“Io so bene – aggiunge - che non ho prenotato un tavolo, ma è una emergenza, oggi è sabato ed è tutto chiuso, che si può fare?”. 
Visibilmente sorpresa, la tizia cade letteralmente dalle nuvole, i suoi tavoli si vedono liberi, ma sono tutti prenotati, lei non ha prenotato (le regole sono regole), dunque il problema dell'ospite affamato è suo, saluti e baci. 
Usciamo imbarazzati e con lo stomaco vuoto. Fu allora, nel parcheggio, che presi coraggio: 
“Mia cara - chiesi educatamente - ma a casa ce l'hai un pacco di spaghetti, due spicchi d'aglio, un po' d'olio d'oliva e un peperoncino rosso? Si? E allora andiamo a cucinare uno spaghetto alla napoletana!" 
Detto e fatto, fu così che ci sfamammo. Mi piace ricordare questa storia perché presumo che in Italia, al Sud come al Nord, un fatto del genere non sarebbe mai accaduto. E qui tiriamo le somme e veniamo al punto.


Le tre scenette ripropongono la famigerata “questione meridionale” a livello continentale. Vogliamo fare l'Europa unita ad una velocità? Unire il Nord al Sud, il Baltico al Mediterraneo, la perfida Albione alla sirena Partenope, il freddo al caldo? Splendida idea: chi sale e chi scende? Perché è evidente che se vogliamo incontrarci, dovremo farlo a metà strada, se non al parallelo di Parigi, almeno a quello sotto. E chi comanderà la brigata unita, chi sale e scende dalla porta giusta o chi si accontenta di una porta e basta? Non insisto, ma sono convinto che chi deve salire di un livello potrebbe anche farlo, ma chi deve scendere non scenderà mai
Punto. 
Cioè, è proprio questo il punto!

4 commenti:

  1. Mi interessa molto l'analisi, ma propongo uno spunto di riflessione.

    se io so' che un negozio chiude categoricamente alle 13.30, so che se vado alle 13.25 lo trovo aperto, alle 13.35 lo trovo chiuso. Mi adeguo e mi regolo di conseguenza.
    Se io so che un negozio chiude "intorno" alle 13.30, è probabile che un giorno io alle 13.20 lo trovo aperto, altre volte chiuso. Non riesco a gestirmi e ad adeguarmi.

    Questo per dire che a volte il troppo rigore serve a darci delle regole e dei ritmi, come in questo caso il ristorante. Se è pieno/ è chiuso/ è tutto prenotato, mi spiace ma non fanno mangiare. Ed io lo trovo giusto, soprattutto quando entro in un locale prenotato e pur di farti mangiare ti attrezzano un tavolino vicino al gabinetto con tanta gente tutta ammucchiata. Ed in Italia si fa spesso così, per esempio a capodanno.

    Io sono del parere che le regole/il rigore serve a far funzionare bene le cose. Motivo per il quale in Italia non funziona un cacchio.

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  2. mi sento spiazzata, non ho il modo giusto per rispondere, ne ho vari e confusi, ma so per certo che fino a quando si pensa in modo egoistico, nn si va da nessuna parte.

    fondamentalmente, siamo un popolo di cazzimmosi, che pensano al modo migliore di fottere gli altri per stare meglio

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    1. Sì, è certo che siamo cazzimmosi. Ma, con molta probabilità, lo siamo perchè da sempre siamo abbandonati a noi stessi e sottoposti a forti pressioni colonialistiche di poteri esterni. Per cui abbiamo perso di vista il bene comune, che è poi quello più conveniente per tutti. Dovremmo imparare a riconoscere che il bene degli altri è soprattutto il bene nostro, personale. E' un'operazione culturale che non tutti siamo disposti a seguire perchè non ne comprendiamo il valore. Cioè: non solo sul piano etico è meglio fare il bene comune ma soprattutto su quello pratico.

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