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ebook di ArchigraficA

venerdì 2 settembre 2011

Un commento su Morire dal ridere di Cristina Censi

il 8 Agosto 2011 alle 20:212 Emma Fiorentino

semplicemente grande! un testo scritto di getto qual fosse un romanzo d’esordio.
l’intimità di sapienza e di penna mi rimandano a reminiscenze contemporanee (tipo Erri De Luca) ma anche a spigolosi contrasti pirandelliani (Uno, nessuno e centomila…)
già.
l’autrice, contemporanea, narra in prima persona le vicende di Federico Riccio, personaggio di fantasia, vissuto a Napoli nel 1900.
devo finire di leggerlo ma sono rimasta affascinata dall’alchimia della narrazione che, al di là della spontaneità con cui è resa, cela una penetrazione profonda (non solo linguisticamente calzante) dello spirito dei tempi e della differenza di genere tra narratore (femmina) e protagonista (Federico Riccio, maschio) di rara squisitezza…
trovate l’incipit su millepagine.net ebook gratis.
l’autrice è Cristina Censi, architetto, il titolo del romanzo “Morire dal ridere”.
per completezza copio-incollo l’incipit
“Ieri sera, alle ventidue e quindici, è morto Federico Riccio, trentasei anni, vissuti a Napoli. Gli uomini e le donne che lo hanno amato e ne furono riamati, lo annunciano a quanti non lo conoscevano e a causa di questo hanno perduto una piccola felicità tenace, da tenere in serbo per le notti più fredde”.
Non pensavo che i miei conoscenti sarebbero riusciti a mantenersi così sobri nel comporre il mio necrologio. Forse però nel finale si sono abbandonati alla retorica e hanno deciso di affidare ad una frase malinconica il compito di esprimere il rammarico per la mia dipartita. Come posso, ora che non sono più, spiegarvi perché la ‘piccola felicità tenace’ non poteva appartenere ad altri che a me, a me solo, poiché a voi erano riservate le briciole di un banchetto per un solo ospite; e come dirvi che la voluttà che ha perduto la mia vita ha avuto come unico nutrimento il piacere che mi ha procurato il cammino periglioso verso la sua soddisfazione?
È di questo piacere, senza decenza né orgoglio che intendo narrarvi, con nessun altro scopo che comporre da me stesso il mio epitaffio, affinché sappiate di quale specie di malattia io sia veramente morto e quanto, malgrado il deserto in cui si sono agitati i miei sensi, niente affatto solitaria sia trascorsa la mia esistenza.”
ciao Irene, pensaci tu!


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