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ebook di ArchigraficA

martedì 6 settembre 2011

Come in un bunker

di Claudio Cajati


Allargando un poco la prospettiva del discorso, ho la sensazione che, in una formidabile accelerazione, stiamo andando tutti verso uno stravolgimento planetario che sarà molto doloroso ma anche foriero di minore ingiustizia e minore stronzaggine.
Si era mai vista - per fare un esempio - la Confindustria vicina alla Cgil, il governo fare e rifare la manovra finanziaria assieme ormai a tante altre forze che non sono il governo?
E poi si era mai visto un Gheddafi dalla mano baciata da Berlusconi, fuggire braccato dai ribelli? E le rivolte in Algeria, Egitto, Siria, Iran, Bahrein? E Obama, partito così promettente e 'sparato', ridotto a un povero nero in balìa dei repubblicani e dei loro schifosi tea party? E si era mai visto il nuovo sport, investire e uccidere i pedoni sulle strisce pedonali? E c'erano mai state tante donne uccise dai loro ex non rassegnatisi alla separazione? E si era mai visto Berlusconi ormai senza il suo sorriso beffardo , ridotto a un vecchietto con una brutta cera? E si erano mai visti i nostri soldi perdere di potere d'acquisto riducendo i borghesi a piccoli-borghesi, i piccoli-borghesi a una specie di sottoproletariato, e i sottoproletari a disperati pronti a ogni crimine per sopravvivere?
In questo precipizio di massa, io semplicemente continuo a scrivere, ignorando tutti coloro che si agitano inutilmente.
Vivo ormai in una nicchia minuscola, che è quasi un bunker. Da lì dentro sparo verso il mondo, ma sparo solo parole.


 di Giacomo Ricci
Delle questioni della politica capisco poco, perché intuisco, ho la sensazione che la posta in gioco sia complessa e complesse siano tutte le cose in campo oggi. Per meglio dire,  i nostri strumenti classici di valutazione e interpretazione della realtà credo facciano acqua da tutte le parti. Ma è anche perché, nel fondo, il gioco su cui si regge il mondo - il massacro, l'automassacro virtuale - basato su speculazioni finanziarie, debiti, promesse di debiti, pagherò, denaro che non c'è, soldi virtuali (che poi sarebbe una virtualizzazione di virtualizzazione perché la prima astrazione di ricchezza è proprio il danaro in sé in quanto simbolico mezzo di scambio che non vale nulla se non per convenzione) e ricchezze fantasmagoriche che svaniscono dalla sera alla mattina, tutto questo, insomma,  mi sfugge totalmente. La cose si arravogliano in maniera così fortemente complessa e astratta che io non le seguo ma, soprattutto, non le capisco. E ti devo dire la verità? Me ne fotto. Quando, poi, vedo l'unica ricchezza che sono capace di valutare e capire (quella dei beni, della terra, della produzione del cibo) andarsene a fare fottere allegramente il mio rincoglionimento diventa massimo. 
Insomma il marcio sta nell'economia finanziaria e in tutti i suoi giochi complessi e densi di trucchi. Il bene materiale diventa anch'esso evanescente e ti saluto. I riferimenti sono perduti per sempre e ti senti un verme. Ma i veri vermi sono loro. 
Che cosa fare? Sì, la posizione del bunker la capisco benissimo. Come pure il lancio di oggetti contundenti come le parole. Il problema che ora noi abbiamo è uno solo. Dobbiamo posizionare i nostri bunker non su una discarica di vuoti a perdere dove tutto si smaterializza in una merda continua e indifferenziata (che sarebbe la folla di scrittori che spuntano da tutte le parti anche dal barattolo dello zucchero nell'immagine che ti ha divertito e che, a rifletterci, ha fatto ridere molto anche me, che scrivono calzate di merda insopportabili. Ma piuttosto dovremmo piazzare le nostre posizioni sulla parte  alta della città. Sulla montagna.  Da lì in alto dobbiamo allenarci a colpire le persone - quelle che contano - sulla testa e spaccargli il cranio - ovviamente in senso metaforico -. Fare sentire loro non solo il disprezzo di chi pensa. Ma l'assurdità della loro condizione. Noi, dall'alto, vediamo che quella città nella quale si dibattono è, in effetti, una cloaca. E quella che scambiano per ricchezza e, in realtà, merda in forte decomposizione. Dobbamo fare in modo che il fastidio delle parole che gli scagliamo sulla testa facciano loro rendere conto di quale sia l'effettiva condizione nella quale vivono. 
Certo che teniamo dura la nostra posizione. 

di Claudio Cajati

Innanzi tutto, mi ha molto turbato, nel senso di convinto, questo tuo pezzo a cui rispondo.
Se ben divulgato, è già un buon modo di colpire le persone che contano - quelle che leggono e capiscono - dall'alto dei nostri bunker in montagna.
Solo che forse occorre fare un altro passo avanti, invero rischioso. Unire analisi impietosa & sarcasmo, e indirizzarli verso chi conta ancora di più. Verso i padroni manifesti del gioco-del-mondo (quelli occulti, tipo massonerie deviate, la vera fonte del merdaio, possiamo al più intuirli - chi c'era, a sua volta, dietro Licio Gelli?).
Qualcosa che ha provato a fare Beppe Grillo. Ma, a mio parere, con toni esagitati, farciti di vaffanc..., che finiscono per distrarre, stancare, indebolire le argomentazioni.
Invece dovremmo essere composti nel tono, profondi nell'analisi, spietati nel sarcasmo: SPUTTANATORI D'ALTO BORDO.
Siamo all'altezza di un tale compito, mi chiedo? Chissà.
Si potrebbe cominciare con una rubrichetta, titolo "Le merdate quotidiane dei soliti noti".
Poi passerei alle "Istruzioni per la rottamazione dei potenti" (un paragrafo sarebbe dedicato al modo di farcire i succitati con un impasto di merda e cemento a pronta presa).
Altre idee per il momento non me ne vengono.

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