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ebook di ArchigraficA

venerdì 23 novembre 2012

Ciao papà...

Uno smartphoneconto che non è solo opera letteraria perchè  propone un incontro-scontro assai attuale. Quello dei genitori con i figli. In particolare quando il genitore è separato/divorziato.
Il rapporto con un figlio in età adolescenziale è difficile, complicato, tormentato. Più che persone in conflitto, si tratta di  modi diversi di affrontare il mondo e la vita che si contrappongono. 
E nascono domande, quasi sempre di difficile risposta, conflittuale, tormentata. 
Il racconto di Maurizio Zenga apre questioni,  contraddizioni, dolori, lacerazioni, dubbi. 
C'è di che riflettere.


(click per scaricare i file ebook)




Ciao papà...

di Maurizio Zenga

  
  Ciao papà!
  Dove vai?
  Esco con gli amici ma rientro per cena…
  Ok, mi raccomando…Testa sulle spalle e occhio!
  Vado in piazza e poi ci mangiamo qualcosa insieme, una pizza… Non ti preoccupare.
  Va bene, ma dove vai a mangiarla? Hai soldi in tasca?
  Siiii, ho sette otto euro...
  E cosa fai con sette otto euro… una pizza costa minimo dieci euro?
  (si chiude la porta alle sue spalle e così il nostro breve dialogo...).
  Sua mamma è all’estero per accompagnare una scolaresca  e lui è con me per una settimana, dorme fino a tardi, mangia e chatta nervosamente sul suo telefonino e sul profilo di Facebook per dirsi cose incomprensibili con i suoi “amici” dei quali spesso conosce solo il nome o una abbreviazione ancora più semplice (nick name)…
  “Oi..”.
  “Cià…”
  “Che dici?”.
  “Ora?”.
  “Ma?”.
  “Alla grande!”.
  “TVB”…
  Ma  cosa si comunichino esattamente  in questo modo è difficile dirlo e dunque ancora più difficile capire, per me, quali siano i rapporti che intercorrono tra lui e questa massa di persone di cui si circonda dentro e fuori dalla “rete” e con la quale ha una vicinanza virtuale fatta di suoni (le musiche e i video che vedono e condividono) parole abbreviate e private del  proprio significato letterale, immagini (quasi sempre autoreferenziali e finalizzate a mostrarsi nella rete come vorrebbero  essere e non come sono...) edulcorate, che surrogano ampiamente il dialogo personale e ravvicinato che tra due o più persone che si dicono “amici” dovrebbe esserci naturalmente.
  Mio figlio è un mistero.
  Non solo per me ma credo anche per lui stesso che non si spiega e non mi  sa spiegare certi suoi comportamenti, a volte mi fa tenerezza e vorrei proteggerlo come si fa con un bambino (ha solo sedici anni…), altre volte mi fa rabbia e vorrei che andasse a sbattere contro le sue ostinate convinzioni basate sul nulla e che finalmente imparasse ad ascoltare i consigli di suo padre o almeno a seguire  il buon senso comune.
  Mi ha chiamato dal suo cellulare verso le cinque:
  “…Vado in piazza e poi forse a casa di Antonio e lì ci mangiamo qualcosa … Ci vediamo sulle undici, mi vieni a prendere... ok”.
  “Alle undici è troppo tardi, io sto già dormendo… Vengo un po’ prima…”.
  “Dai papàaaaa è sabato… Almeno fino alle undici no? Che problema c’è daiiiii…”.
  “Va bene ok, alle undici puntuale però, dimmi se ti sposti, se vai da qualche altra  parte e  fammi sapere sempre dove ti trovi per  favore… Ciao. Mi raccomando...”.
  Ogni volta la stessa manfrina, la richiesta è sempre la stessa  (fare più tardi possibile) e la mia risposta è sempre uguale… Quando è con me, dal momento che non conosco i suoi amici né tantomeno  i loro genitori, preferisco che non faccia troppo tardi e non mi fido di quello che  mi dice per rassicurarmi.
  Che sopporti questo piccolo sacrificio ma non mi metta nella condizione di mandarlo a casa di chi non conosco o chissà dove...In fondo, vivendo con sua madre, è lei che ha la possibilità di osservare i comportamenti di questi ragazzi e di verificarne l'affidabilità. A me non è concesso.
  Verso sera mi telefona di nuovo, questa volta  con voce concitata e con una certa carica di energia che avverto con sospetto…
  “Papà?”.
  “Sì, dove sei?”.
  “Sono in piazza, con gli amici, volevo chiederti se posso dormire a casa di Giorgio  stasera…”.
  “…Ma possibile che non capisci? Ti ho detto mille volte che quando sei con me preferisco che tu venga a casa, perché mi metti in difficoltà? Lo sai che non voglio, mi costringi a dirti di no…”.
  “Dai papàaaaa…Ti prego, ti pregoooooo…Daiiiii… Giorgio lo conosci, che problema c’è, dormo lì così domani  verso le nove ci svegliamo e studiamo insieme la versione di greco… Domani è domenica!”.
  “…Ti ho detto di no! Per favore Andrea non insistere… (ma quando mai si è svegliato alle nove di domenica...per studiare? )”
  “Dai, ma che ti costaaaaa? Per favoreeeeee… Papaaaaà..”.
  La sua insistenza comincia ad essere fastidiosa e anche un po’ sospetta in quanto lo studio non è stato mai molto importante per lui e questa richiesta mi irrita proprio perché supportata da una scusa fin troppo plateale (non me lo immagino proprio svegliarsi di domenica alle dieci, quando solitamente si sveglia dopo mezzogiorno e normalmente studia non più di un’ora di seguito,  alternando il libro con messaggini  compulsivi e dialoghi criptati via Facebook…).
  “Ho detto di no Andrea! Vengo a prenderti alle undici come d’accordo, punto e basta!...”.
  “Ma papà ti faccio parlare con il papà di Giorgio va bene? Parli con lui… Dai ti pregoooo…”.
  “MA L’ITALIANO LO CAPISCI O NO? HO DETTO NO, NO E NO! NON  CONOSCO AFFATTO  GIORGIO, L’HO VISTO SI E NO UN PAIO DI VOLTE E NON VOGLIO CHE TU MI FACCIA TELEFONARE DA SUO PADRE, NON ME NE FREGA NIENTE!  COSA DEVO DIRGLI A UNO CHE NON CONOSCO?
  FALLA FINITA ORA PERCHE’ COMINCIO AD ARRABBIARMI …”.
  “Ok, allora facciamo così, ora chiedo a Giorgio di  farti chiamare da suo padre e poi, dopo che avrete parlato,  decidi.  Va bene?”.
  “Gesù dammi la pazienza! E va bene, se hai deciso che deve chiamare il padre di Giorgio…
  Però sappi che  la mia risposta sarà esattamente la stessa, dirò a lui quello che ho detto a te  e poi speriamo che sia finita”.
  “Ok, ok, tra dieci minuti ti faccio chiamare ciao, ciao grazie, ciao…”.
  “Sì, pronto? Sì, sono il papà di Andrea buonasera…Mi scusi ma io veramente…Sì…Sì… Certo, conosco Giorgio ma solo di vista… Noi no non ci conosciamo sa, io sono il papà ma non vivo con lui, per me è difficile accordargli un permesso del genere… Non è per lei per carità, non vorrei che  pensasse che non mi fido ma è solo che non me la sento…Sua madre è all’estero e io preferisco tenerlo a casa…No, no…Capisco, si…Capisco…Lei è molto gentile ma sa io non la conosco e non vorrei che Andrea disturbasse mai in casa d'altri… Sì, la ringrazi molto, lo immagino ma… Preferisco così guardi, grazie. Si convinceranno  anche loro che è meglio così grazie ancora e mi scusi, arrivederla grazie comunque per la disponibilità, grazie… Buonasera, mi scusi ancora, non è per sfiducia sa, credo che lei possa comprendere la mia situazione… Buonasera”.
  Ho avvertito un senso di disagio veramente forte nel dovermi giustificare con questo signore certamente più giovane di me e più disinvolto nei rapporti con gli amici di suo figlio ma io cosa devo fare? Sono sincero, non ci riesco, la mia preoccupazione e anche il desiderio di tenerlo con me quel poco di tempo che lui mi dedica è più forte, mi dispiace tanto dirgli di no, sempre di no ma è  meglio così per tutti.
  Alle undici di sera in punto sono al posto concordato per l’appuntamento, Andrea  non c’è ma arriva dopo poco di corsa, non so da dove… Mi pare piuttosto  trafelato e affanna visibilmente…
  “Da dove vieni scusa in questo stato?”.
  “No, niente, ero in piazza con gli amici e sono venuto di corsa…” (la piazza è a due passi...).
  “Alle undici e mezza di sera che cavolo ci fate in piazza? Mah...
  All'età tua io ero a casa a dormire da un pezzo...”.
  E' quasi mezzanotte e Andrea è in camera sua che dorme già da un po' quando squilla il telefono...
  “Pronto!? (ma chi è che telefona a quest'ora porc...)”.
  “Buonasera, mi scusi, il papà di Andrea?”.
  “Sì mi dica, con chi parlo?”.
  “Guardi... abbia pazienza, non ci conosciamo ma io le telefono perché so chi è lei  e la stimo tanto...La vedo spesso sotto casa mia, quando viene a prendere suo figlio e mi ha sempre dato l'impressione di essere una persona per bene...”.
  “La ringrazio, va bene ma chi è lei scusi, non capisco perché mi telefona a quest'ora...”.
  “Sono Scuratich, il vicino di casa della mamma di Andrea, abito proprio sotto il loro appartamento e ...volevo...siccome so che la mamma non c'è...Ho pensato di chiamare lei per  rassicurarmi”.
  “Ma di cosa scusi, non capisco, può essere più chiaro per favore? Credo di aver capito lei chi è,  mi pare di averla incontrata qualche volta per le scale ma...Mi spieghi il motivo della sua chiamata per favore...”.
  “Lei sa dove si trova Andrea in questo momento? ...”.
  “Certo che lo so...E' in camera sua che dorme! Ma perché me lo chiede scusi (comincio ad agitarmi )?”.
  “Veda, io ho due genitori anziani in casa e sono venuto fuori per telefonarle per non metterli in ansia...Volevo accertarmi che Andrea non si fosse messo nei guai, perché gli voglio bene e mi dispiacerebbe se avesse dei problemi...Questa sera sono uscito in terrazza perché sentivo degli schiamazzi provenire dal piano di sopra...Risate, urla, salti, spostamento di mobilio e poi un rumore di aspirapolvere, insomma un gran casino che ha irritato molto i miei genitori che, come le dicevo sono anziani e malati...”.
  “A casa di Andrea?!...Stasera!?...C'era qualcuno a casa di mio figlio Andrea...ehm, di sua madre!?”.
  “Sì!...Saranno state una quindicina di persone, ragazzi e ragazze che sono saliti un po' alla volta  già dal primo pomeriggio e hanno cominciato una festa, ballando e facendo baldoria fino a poco fa...”.
  “Ma...Andrea mi ha detto che era andato a mangiare una pizza e che un'oretta fa era in piazza con gli amici...Come è possibile scusi?”.
  “...Ad un certo punto, ero fuori  in terrazza, ho ascoltato la voce di uno di loro...Uno che non mi piace per niente perché l'ho visto diverse volte con Andrea e mi sembra un poco di buono, uno “pericoloso”... Che parlava  al telefono dicendo di essere il padre di Giorgio e  ho capito che era con lei che stava parlando...”.
  “...Sì...Con me... Infatti... (brutto figlio di...Allora non era il padre di Giorgio! )”.
  “...Gliel'ho voluto dire perché ero preoccupato per Andrea, non vorrei mai che si mettesse in qualche guaio e, siccome sua madre non c'è...Sa, oggi non si può essere mai sicuri, può succedere di tutto...Meglio stare attenti, capisce?...”.
  “Perfettamente  sig. Scutarich, ho capito tutto e le sono molto grato per la sua telefonata. Intanto ho capito che Andrea mi ha detto un sacco di bugie... Ma, mi scusi, c'è ancora qualcuno di sopra? Lei sente ancora rumori se ho capito bene...”.
  “In effetti, fino a poco prima di uscire di casa per telefonarle si sentiva un gran chiasso provenire dal piano di sopra, poi ho visto uscire Andrea di corsa in bicicletta, con una ragazza sul sellino posteriore ma di sopra facevano ancora baldoria...Ora non saprei dirle sinceramente se siano ancora lì...”.
  “Ok, la ringrazio ancora e mi scuso per quello che è accaduto, ovviamente ora Andrea dovrà darmi delle spiegazioni  (se ne sarà capace...) vado a svegliarlo e poi vengo lì a controllare cosa sta succedendo.
  Sono davvero mortificato e anche molto arrabbiato, se lei ha la pazienza di aspettarmi vengo appena possibile...Grazie ancora per avermi avvertito...”.
  “Non si preoccupi, affronti la cosa con calma, l'importante è che Andrea stia bene e sia con lei...L'aspetto sotto casa tanto rimango sempre sveglio fino a tardi, a dopo...”.
  “D'accordo, buonasera”.
  (Incazzato come sono potrei prenderlo a sberle e fargli anche male...Bisogna che mi calmi un attimo e poi vediamo il signorino cosa mi dice...).
  Conto fino a duecento...Poi gli tolgo lenzuola e coperte di dosso e lo afferro per un braccio:
  “Che cosa hai combinato!? Eh...!?”.
  “Ma papà...che fai?...Ma che...Cosa è successo?...Stavo dormendo...”.
  “Ah... il signorino sta dormendo?...Ma poverino... il  bambino buono sta dormendo e il papà lo sveglia così, di colpo, senza una ragione e ora gli dà tante botte  sul culetto se non gli dice tutta la verità IMMEDIATAMENTE!! Cos'è questa storia che a casa tua (di tua madre) c'è gente che fa casino fino a mezzanotte passata ?! Ne sai niente tu? NON NE SAI NIENTE?!”.
  “...Ma...Eh...Che...Forse, io non...Cioè...Che vuoi dire papà, non capisco...?”.
  “Questo voglio dire (la prima l'ha schivata...La seconda  l'ha presa in pieno e io stesso mi sono chiesto se fosse giusto limitarmi  alla sola domanda invece di aggiungervi una sberla...Poi,  a seguito della sua reticenza, ho dovuto  insistere per le vie brevi pur di ottenere una risposta plausibile...)”.
  “Sì...Sono stato uno stupido, è vero...Non dovevo...Ho fatto una stupidaggine (lacrime di coccodrillo...) sono andato a casa con i miei amici... Avevo le chiavi...”.
  “...Ma non ti avevo detto, uscendo di casa, di tenere LA TESTA SULLE SPALLE?”.
  “...Sì...Ma l'ho fatto per loro...”.
  “Per loro? Ma sei impazzito?  Come ti sei permesso di agire in questo modo? In assenza di tua madre e a fronte di una precisa mia raccomandazione? Ma ti rendi conto della gravità di ciò che hai fatto? TI RENDI CONTO O NO?! “.
  “Sono stato proprio uno stupido a farmi scoprire così...Uno stupido...Papà scusa...”.
  “COME SAREBBE A DIRE...A FARMI SCOPRIRE? MA SEI SCEMO?...Non è questa la stupidata ma il fatto che tu abbia potuto prendere in giro tuo padre in questo modo. Questa è la cosa grave!...E poi tutta la sceneggiata della telefonata, il padre di Giorgio...Tutti i discorsi che abbiamo fatto io e ... A proposito ma...CHI CAZZO ERA QUELLO CON CUI HO PARLATO AL TELEFONO?!”.
  “...Marco...”.
  “...MARCO? E CHI E' MARCO PER POTERSI PERMETTERE DI PRENDERE IN GIRO TUO PADRE, SI PUO' SAPERE!?”.
  “...Ma niente, è un amico...Aveva la voce adatta e abbiamo pensato che andasse bene, era il più adatto a fare la parte...”
  “ABBIAMO PENSATO?... IL PIU' ADATTO?...MA COS'ERA UN GIOCO DI SOCIETA'? Ora prendiamo per il culo qualcuno. Chi vogliamo  prendere per il culo stasera ragazzi? (e tutti in coro...) IL  PAPA' DI ANDREA!!
  Bella roba, ma non ti vergogni ? Organizzare una cosa del genere alle spalle di tuo padre che ti crede da tutt'altra parte...Che razza di bugiardo, falso, figlio di...(umh...fammi stare zitto che è meglio...)”.
  La prima cosa che faccio, dopo averlo strappato al suo letto, gli sequestro  il cellulare...E' lì dentro scopro quante palle e con quale linguaggio  può raccontare un ragazzino di sedici anni con una faccia di tolla come la sua...
  “Vestiti immediatamente e andiamo a vedere cosa succede, SUBITO!”.
  Quanto è successo mi è chiaro subito. Anche troppo. Entrando verso le due e mezza  con la Polizia all'interno dell'appartamento, dopo aver recuperato in piena notte le chiavi di casa da un'amica di Andrea (perché il furbetto è uscito di corsa lasciandogliele in consegna...), la puzza di fumo e di alcol mi dice che non c'è stata una semplice festa tra amici con pizza e coca cola ma un festino a base di qualcos'altro. Qualcosa che non mi piace e non piace nemmeno ai poliziotti che rovistano dappertutto senza trovare le “prove”, fatte sparire accuratamente.
  Gliel'ho detto in tutti i modi che deve stare attento...Molto attento!
  Quando l'ho riaccompagnato a casa, due giorni dopo, al rientro di sua madre dall'estero è sceso dall'auto ed è andato  via senza darmi neanche un bacio sulla guancia e non si è nemmeno girato a guardarmi come ha sempre fatto prima di chiudersi il portone alle spalle.
  Sono  due mesi che non lo sento e che penso  a cosa ho sbagliato, se ho sbagliato.
  Mi ritorna spesso in mente  l'immagine di mio padre, dei miei piccoli passi lenti e della grande cassa di legno lucido, sospesa sulle spalle robuste di quei quattro vestiti di nero che me lo stanno  portando via per sempre.
  Avevo solo undici anni e continuavo a dirgli fra le lacrime... “ciao papà”.
  Forse non ho fatto in tempo a capire...


Maurizio Zenga (Napoli, 1954)
Architetto, grafico,  illustratore, vignettista, docente di Arte e Immagine.
Ha lavorato nel campo della televisione, della pubblicità e del teatro.
Esperto di  didattica multimediale. Scrive  e disegna per diletto e per riflettere sulle cose del mondo.
Vive in provincia di Treviso.














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