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ebook di ArchigraficA

mercoledì 25 luglio 2012

Ancora su studio, mestiere e prospettive















di Maurizio Zenga


Dopo aver letto con attenzione lo scritto di Maria Grazia e i commenti successivi, mi permetto di aggiungere una breve considerazione personale alla discussione e una esortazione finale rivolte a Maria Grazia.
Premetto che la mia età e la mia esperienza lavorativa mi consentono di fare alcune deduzioni di carattere generale che confermano in parte le sue considerazioni.
Nulla è cambiato sotto il cielo di questo sventurato  paese da quando, studente di Architettura nel 1975, rimasi affascinato dalla passione con la quale un giovane assistente affrontava la platea degli studenti della Facoltà di Napoli, trasmettendo quella forza delle idee che ancora oggi  distingue  i suoi scritti e le sue opere grafiche  ma anche deluso dalla mortificazione che le stesse idee espresse con convinzione al limite della veemenza, da me completamente condivise, dovevano  costantemente subire grazie ad un sistema di potere che ha estromesso, emarginato, umiliato le forze migliori del nostro apparato scolastico, dalla scuola dell’obbligo fino all’Università, da quell’epoca lontana fino ad oggi.
Parlo ovviamente di Giacomo Ricci architetto e studioso, artista e libero pensatore della cui amicizia mi onoro e a cui la mia vita di studente e poi di architetto mancato, di insegnante ma anche di grafico e di creativo, deve molto.
Perché parlo di Giacomo, commentando lo sfogo di M.G.? Perché le cose che dice lei sono le stesse che avrei detto io quasi quarant’anni fa, le stesse che con Giacomo  abbiamo discusso mille volte. Nulla è cambiato, come dicevo, perché a nessuno interessa realmente che nelle nostre scuole e nelle nostre Università si insegnino cose che poi possano essere applicate coerentemente e utilmente nella realtà del lavoro quotidiano. Tuttavia, la presenza in questo desolato panorama culturale, di persone capaci di stimolare una riflessione, una discussione, in grado di ascoltare, approfondire, commentare, progettare  ciò che potrebbe essere questo paese se ci fosse consentito di contribuire, per ciò che siamo capaci, realmente alla sua crescita culturale, economica, politica, sociale ecc. ci fa bene e ci dà forza sufficiente per resistere e sperare.
Ognuno di noi Maria Grazia è una piccola stella di un firmamento straordinariamente complesso che può brillare di una luce propria e costituire una guida nello spazio buio e profondo del nulla  nel quale siamo immersi tutti. Io cerco di fare con i miei alunni oggi ciò che Giacomo ha fatto per me nei lontani anni ’70 ( sono architetto ma insegno nella scuola media ). Cerco di essere un esempio e uno stimolo per pensare e parlo, gioco, disegno, suono, canto, dipingo, rido, piango, mi commuovo, mi arrabbio, strillo, mi prendo in giro e godo dei momenti di sincera comunicazione, quando si realizzano, tra me e questi poveri ragazzi privi di qualsiasi struttura, ignoranti come mai se ne sono visti sul pianeta, insensibili, violenti ma anche ingenui e generosi, pieni di speranze mal riposte, vivo il mio lavoro e la mia vita non pensando più  al mio ruolo professionale ai miei studi ai destini del mondo e dell’architettura ma semplicemente al bene, piccolo piccolo, che posso fare al mio prossimo ( nel mio caso in primis i miei alunni ) con una parola o un’azione che stimoli un cambiamento, uno sviluppo positivo, una speranza. Per questo mi servo di tutte le mie competenze professionali e di tutte le mie risorse creative che nel tempo ho affinato e rafforzato e sarò sempre grato a chi, nel mio percorso formativo mi ha dato generosamente e senza infingimenti una parte di sé e del proprio sapere.
Non mi importa nulla dell’Architettura,  e del fatto che io non posso svolgere il ruolo professionale per cui ho tanto studiato e  speso energie perché, come tutto il resto, sarà macinata da questa terribile macchina mangiatutto che è diventata la politica, la finanza, il mercato globale. Mi interessa solo chi sono e cosa posso fare per trasmettere ad altri quello che ho capito e quello che so fare, grazie anche al mio percorso di studi, che non rinnego e che rifarei pur di rincontrare le stesse persone e le stesse esperienze  che oggi mi consentono di dirti che hai ragione ma che puoi fregartene delle difficoltà e delle frustrazioni perché si può essere estremamente utili al mondo e a se stessi e raggiungere la felicità anche coltivando le olive e producendo olio come solo i grandi architetti sanno fare…
Prova ne sia il fatto che Giacomo, uno dei migliori intellettuali di questo paese, grazie alla sua formazione e alla sua straordinaria creatività, ci delizia certamente con i suoi scritti, i suoi disegni  e le sue interessanti riflessioni  ma anche, e direi soprattutto, con i prodotti  del suo fantastico orto a strapiombo sul mare più bello del mondo…
Resisti Maria Grazia e se un giorno, magari un geometra , ti dovesse chiedere di pulirgli le scarpe oltre che gli occhiali e ti dovesse uscire per l’esasperazione una esclamazione del tipo: “piuttosto vado a zappare la terra!”  Ascolta un vecchio collega…
Vacci.

5 commenti:

  1. Concordo con tutto quello scritto da lei, Maurizio, e leggendola non posso che pensare a mia zia, docente di italiano greco e latino con l'AMORE per la sua professione, la stessa che leggo tra le sue righe. Fortunati i suoi alunni.
    Vede, l'idea dell'insegnamento mi è sempre piaciuta, e non l'ho scartata una volta laureata. Inutile dirle che anche qui ho avuto i bastoni tra i piedi, in quanto avrei dovuto fare (come forse lei ben sa) la richiesta per un corso annuale al costo di 3000€ con esame finale. quindi non solo non sapevo se entravo al corso, ma non sapevo neanche se lo passavo. In più vi era come unica sede Potenza, insegnamento Tecnica. Mi sono chiesta a cosa serviva uno studio di 5 anni se poi dovevo fare altri due esami e un corso di un anno! Va beh... voglio lasciar perdere le polemiche per soffermarmi su un aspetto importantissimo, per me.
    Studiare Architettura mi ha aperto la mente. Ancor prima frequentare il liceo scientifico, che trovo la scuola superiore più completa in assoluto. Sia il liceo che poi la facoltà di Architettura mi hanno dato le basi per capire il mondo, mi hanno aperto gli occhi sulla realtà che ho di fronte. In fin dei conti progettare ed idealizzare lo spazio in cui viviamo è la cosa più vicina all'opera di dio e gli studi che ho fatto, dal campo progettuale a quello strutturale, insegnano moltissimo.

    Ecco, sì. Ha ragione lei in questo, frequentare l'università, ma più in generale studiare, ti apre la mente, ti rende consapevoli di ciò che c'è intorno per poter vivere sicuramente meglio. Per questo sono contenta di aver fatto gli studi che ho fatto.
    Dopotutto, mettiamo un po' del nostro studio in tutte le cose che facciamo. E me ne accorgo quando apparecchio la tavola, che voglio sobrietà ma colore, quando guardo la mia libreria, piena di libri che vanno dalla cucina all'arte, dal design agli orti, dalle ville di campagna ai ponti in acciaio. Me ne accorgo persino quando cucino, quando sperimento forme, colori e sapori. Se non è architettura questa.... ;)
    Maria Grazia

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    1. Che bella risposta. Stai pensando seriamente di scrivere un giallo?

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    2. Certo professore, ho quasi finito il suo libro, e inutile dire che lo trovo davvero molto avvincente! :) Ho già qualche idea per il mio e appena finisco di leggere il suo le mando una mail!

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