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ebook di ArchigraficA

mercoledì 25 marzo 2015

Kobane calling

Copertina di Kobane Calling

qui andate a Giovanna Daffini che canta Bella Ciao



di Giacomo Ricci

Kobane calling di Zerocalcare alla fine mi ha commosso. Come mi commuoveva il canto di Giovanna Daffini, che nessuno delle generazioni più giovani si può ricordare, quando celebrava la resistenza, la passione politica, la lotta, il coraggio, accompagnandosi con la chitarra e seguita dal violino del marito Carpo.
Il racconto, disegnato con quel suo solito stile minimalista-postpunk, ti prende al cuore  e ti fa capire  oggi come persistano e si articolino l’impegno politico e la lotta per le idee.
Perché è un fumetto, ma sarebbe meglio dire un racconto, un’opera letteraria compiuta, per linguaggio e impegno, che riapre la passione politica, quando questa parola, qui da noi, è diventata sinonimo di strafottenza, faccia tosta, nefandezza, fellonia, opportunismo, ingordigia, voglia di accaparrare tutto l’accaparrabile. Perpetrando, forse, il furto più ignobile che si possa compiere contro i giovani, derubandoli di ogni forma di speranza, di ogni utopia praticabile che porti verso un futuro equo, ragionevole, sereno.
I segni di Michele Rech riaprono le ragioni profonde della passione politica, un bene del quale le giovani generazioni sembravano definitivamente spossessate.
Quella stessa passione che portava, noi del Sessantotto, da giovanissimi insieme a tanti altri, a cantare a squarciagola l’Internazionale:
«Su cantiam l’ideale
Nostra fede sarà
L’internazionale,
Futura umanità…»
Quell’inno che voleva unire popoli lontani per etnia, storia, tradizione, ma che diventavano una cosa sola, una compagine internazionale, per l’appunto, quando  scendevano in campo  contro ogni forma di oppressione e di barbarie.
La barbarie che uccide, decapita, stupra, flagella, mette in croce nel nome di un’assurdità che si chiama religione, ma che tale non è.
Giovanna Daffini cantava la libertà di un popolo contro l’oppressione nazifascista.  Michele Rech, alias Zerocalcare, canta, con il suo linguaggio di ragazzo della porta accanto, disinvolto, semplice, con segni grafici elementari e univoci, la libertà di un popolo, di un’idea che ci fa fratelli al di là del tempo, delle generazioni, della cultura e della geografia. Siamo noi di allora e loro di oggi a cantare assieme la “resistenza”.
Un’immagine emblematica chiude Kobane Calling, un primissimo piano di due occhi seri, accesi, determinati e una frase: «…Da qui non si passerà».
E questo ci fa capire che quei sentimenti non sono tramontati come ci vogliono far credere con le loro polpette di merda tv.
Zerocalcare, lo abbiamo imparato leggendo gli altri libri di cui è protagonista,  è personaggio che lotta nell’assurdità del quotidiano contemporaneo e tenta di infilare pezzi di significato nel vuoto che circonda le nuove generazioni, cioè di tutti coloro che sono stati scartati, fin dall’inizio, messi da parte, colpiti dal vero male della società moderna. Che è, come in pieno Ottocento, ricordiamocelo semmai ce lo fossimo dimenticati, l’accumulazione e l’ingordigia senza fine dei “capitalisti” contemporanei disposti a distruggere la vita, fagocitare in un sol morso tutto il pianeta, rendere in schiavitù i loro simili.
La lotta di Zerocalcare è piena di dubbi, riflessioni, vuoti, sbandamenti, ricordi, affetti, luoghi comuni, tutte cose, cioè, che entrano di diritto nel percorso di  formazione di un ragazzo quando cresce troppo in fretta, quando si pone domande su quello che gli accade attorno e cerca risposte comprensibili. E spesso non ne trova.
E questo ci accomuna.
E allora cantiamo ancora le parole de L’internazionale con Giovanna Daffini, a squarciagola. In modo che tutti possano sentire. In ogni angolo della terra.


Giovanna Daffini



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