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ebook di ArchigraficA

sabato 3 maggio 2014

Poirot non sbaglia







di Giacomo Ricci


Di mattina, quando non ho cose importanti da fare, dedico parte del mio tempo alla lettura di un giallo che fino a quel momento non ho mai letto.
Stamane è toccato a Poirot non sbaglia di Agatha Christie.
C’è una pagina che vorrei voi leggeste assieme a me. La trovo deliziosa. Ne vale la pena. Ve la trascrivo:

“«Il dottor Morley?» chiese Hercule Poirot. Nel suo intimo covava la ridicola speranza che Morley fosse assente, malato, o che quel giorno non ricevesse. Ma il ragazzo si trasse in disparte, Hercule entrò, e la porta si richiuse alle sue spalle. Pesante come il Destino.
«Il vostro nome, signore, per cortesia?»
Poirot lo declinò e passò nella sala d'aspetto, una stanza ammobiliata con gusto, ma che gli parve infinitamente cupa.
C'era già in attesa un cliente, dal portamento militare, pallido e con i baffi arroganti. Sbirciò Poirot come se si trattasse di un insetto nocivo. Si sarebbe detto che rimpiangesse di non aver indosso, non già una rivoltella, ma una scatola di polvere insetticida. Poirot lo squadrò con disprezzo e pensò che ci sono delle persone tanto sgradevoli e tanto ridicole che sarebbe un’ottima cosa sopprimerle fin dalla nascita.
Il signore s’impossessò del «Times», girò la propria poltrona in modo da non vedere Poirot e si mise a leggere. Poirot aprì il «Punch».
Il ragazzo apparve sulla soglia e chiamò il colonnello Arrowbumby. Il signore si alzò e uscì.
Poirot stava riflettendo sul grottesco cognome, quando la porta si aprì per lasciare passare un uomo sulla trentina.
Poirot, mentre il nuovo venuto prendeva dal tavolo una rivista, l'esaminò di sottecchi. Non gli riusciva simpatico.
Anzi, gli parve un tipo pericoloso. “Non mi stupirei affatto” pensò “se si trattasse di un assassino”.

Ecco. Questo è il giallo da maestro. Perché non è importante se avverrà un omicidio, magari chi lo commetterà, e se Poirot riuscirà a scovare l’assassino. Sono tutte attese, per così dire, del lettore che saranno ampiamente soddisfatte. Ci si può giurare. Poirot con il suo fiuto perseguiterà il malcapitato delinquente e lo assicurerà alla giustizia. E il percorso per arrivarci sarà più o meno accidentato per placare la libido, un tantinello distorta,  del lettore e lasciarlo soddisfatto per la prova d’intelligenza del sempreverde ometto dalla testa d’uovo e delle sue piccole “cellule grigie” all’azione.
Tutte cose scontate, queste.
Ma quelle che tali non sono e che deliziano i miei gusti sono quella porta che “pesante come il Destino” si chiude alle spalle di Poirot perché il nostro eroe non gradisce affatto che il dentista se ne stia a frugare nella sua bocca e a propinargli una buona dose di dolore e fastidio.
Anche l’atteggiamento infantile e irrazionale di Poirot che spera in un colpo di fortuna assolutamente irrazionale e, diciamolo pure, surreale che il dottore non ci sia e lui se ne possa tornare a casa, con la coscienza tranquilla perché dal dottore c’è andato come la sua ragione pretendeva che facesse, ma gongolante per il fatto che un imprevisto gli abbia  rimandato lo sgradevole compito.
Quanti di noi, in condizioni simili, non avrebbero pensato lo stesso? Ad esempio, un’interrogazione scolastica nella quale il professore ci avrebbe smaferato perché non sapevamo una mazza. E, lo ricordate?, ci nascondevamo dietro il compagno più grosso al banco davanti a noi, per sparire alla vista dello sguardo indagatore del prof alla ricerca della sua vittima, con gli occhi caini proiettati tra i banchi per trovare gli occhi più spauriti e colpire implacabile, come un’improvvisa scarica di cacarella su di un pullman in pieno traffico, senza speranza di arrivare a casa e liberarsi per le prossime due ore?
No. Non c’è speranza per Poirot, naturalmente. La porta del dentista si chiude alle sue spalle pesante come un Destino. Anche quest’immagine è mondiale, revoca atmosfere bibliche, dantesche. Come quel “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate” che l’Alighieri mise ad epitaffio del regno di Lucifero e che Poirot sente inconsciamente martellare nella sua testa.
Na com’è la gente in una saletta d’attesa di un dentista? Come ve l’immaginate?
Non c’è dubbio. Non si può trattare che di un’umanità disperata e in preda ai sentimenti d’odio più feroci per il suo prossimo, vista la sorte che l’attende dietro la porta che separa la saletta dal gabinetto del dentista.
Il tal personaggio, un militare che poi più avanti sappiamo essere il colonnello Arrowbumby – il cui nome è già tutto un programma “arrow” = freccia  e bum = culo per cui bumby può voler dire “culoso”, che ci spinge a tradurre il cogmome con un “Freccia nel culo” -  è davvero odioso.
Di quell’odio immediato, istintivo, irrazionale, inconscio e, per questa sua totale gratuità, ancor più irritante e stizzoso.
Il personaggio, che se ne sta incazzato nero per la sorte che lo aspetta di lì a poco, osserva con altrettanto odio e disprezzo il nuovo venuto, Poirot. I suoi baffi sono “arroganti”. Che alcuni baffi lo siano è un luogo comune. Il baffo può essere di svariata natura, da quelli di topo, a quelli vanesii dei dandies, a quelli imponenti, a spazzola dei prepotenti,  a quelli arroganti, per l’appunto che sembrano dire “Toglietevi davanti che passo io”.
Mi viene in mente don Diomede Carafa, nemico storico, accertato, viscerale e predestinato di Masaniello, camorrista ante litteram, prepotente, irriverente, arrogantissimo e delinquente che, per l’appunto, tutti soprannominarono mustacchio.
Agatha va, però oltre. L’arroganza del colonnello arriva al punto che desidera avere al posto della sua pistola d’ordinanza una bomboletta d’insetticida per far fuori il nuovo venuto.
Siccome, anche se in un’opera d’invenzione, le regole della buona cortesia e convivenza civile vanno rispettate i due si limitano ad ignorarsi e per farlo meglio si trincerano dietro i giornali spiegati, il «Times» uno e il «Punch» l’altro. Io non lo so, ma si può giurare che, all’epoca, si doveva trattare di due testate giornalistiche in concorrenza e contraddizione tra oro. E così il quadro è completo.
Dite, non trovate deliziosa questa pagina? Altro che giallo. La maestria della nostra amica Agathe è proprio in tutta quest’atmosfera di non detto, di queste derive al testo che gli scorrono accanto alla pagina e  che ci predispongono a passare una buona giornata.
Grazie Agatha e grazie anche a voi che siete riusciti a leggermi fino alla fine.
Buona giornata. 

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