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ebook di ArchigraficA

martedì 15 ottobre 2013

Fine del mondo e dintorni





di Giacomo Ricci


Immaginate che, dalla sera alla mattina, non si sa perché, si esauriscano tutti i combustibili della terra. Petrolio, gas, carbone, tutto finito. Che succederebbe?
Mauro Corona lo racconta ne La fine del mondo storto,  un suo breve racconto-favola allucinato al punto giusto, dal tono profetico  del 2010.
La sua è, a parere mio, una bella intuizione narrativa.
La fine dei combustibili dalla sera alla mattina, porta il mondo moderno al disastro e alla morte, com’è facile immaginarsi.
Tutto accade d’inverno.
Freddo, mancanza di cibo, vanificazione e cessazione forzata di qualsiasi sistema produttivo e di ogni attività, sovrabbondanza di cose inutili, terra inquinata, portano, in poche ore, alla fine del mondo moderno, dei suoi sistemi di governo, allo sterminio della popolazione su scala mondiale e a un drastico, radicale, inusitato ridimensionamento dei sistemi di vita che ritornano indietro, a tempi primitivi antichi e feroci.
L’uomo si trova di fronte alla terra e non sa come fare per sopravvivere.
Nel frattempo, diventate inutili le ricchezze e il potere, tutti si ritrovano uguali di fronte alla morte e alla perdita di qualsiasi difesa.
Il freddo è intenso e assoluto, devastante. Le case non servono più a proteggere. Non c’è luce, non c’è energia. Un modo gelido, brutale, oscuro, notturno, abissale, da incubo.
Si brucia tutto per superare il freddo, prima la legna, poi le porte, gli infissi, l’arredo, i quadri fino alla roba nei musei, Caravaggio, Michelangelo, Raffaello, tutto da ardere per non morire.
E chi se ne fotte dell’arte, chi la capisce di fronte alla morte? Spazzatura, plastiche, opere artistiche, statue di santi, croci, libri, intere biblioteche, tutto a rogo. Non c’è alternativa alla morte per gelo.
Una speranza sono i vecchi montanari, isolati sulle vette che non hanno dimenticato come si fa a sopravvivere con niente, sfruttando quello che dà la natura.
Gli uomini hanno dimenticato tutto e devono imparare.
Si scoprono le vecchie tecniche di sopravvivenza. Si è tutti uguali davanti alla morte e ai morsi del gelo.
Si supera l’inverno, lentissimamente, mangiando  tutto il commestibile, topi, insetti, scarafaggi e, alla fine,  anche i cadaveri.
Una sorta di anarchia forzata governa gli uomini. Non ci sono capi. Tutti collaborano tra loro non per il piacere di farlo ma perché altrimenti è morte certa.
E ci si avvia lentissimamente verso la primavera, la semina, il sole, il tepore.
Con l’estate, con il raccolto, torna negli uomini qualche sicurezza. La speranza compare di nuovo.
Ed ecco, allontanata la disperazione, ben presto tornano anche gli antichi vizi, l’accaparramento, la sete di potere e il dominio dell’uomo sull’uomo. E la storia si ripete uguale a se stessa.
«A questo punto è inulte tirarla lunga» conclude Corona «E’ già chiaro quel che succederà. Un po’ alla volta, tutto tornerà come prima, prima della morte bianca e nera. E sarà il principio di un’altra fine. Finché l’uomo non sparirà dal pianeta, farà di tutto, e ce la metterà tutta, per farsi male e per star male. Poi si estinguerà. Ma sarà colpa sua. L’uomo è l’unico essere vivente ad auto estinguersi per imbecillità».
C’è da credere che le cose si svolgerebbero, nell’ipotesi di un improvviso esaurimento di tutto il  combustibile del mondo, proprio come dice Corona. E credo che abbia anche ragione quando afferma che, con il risorgere della sicurezza, tornerebbero i conflitti e il “piacere” perverso dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, del dominio, dell’umiliazione dell’altro.
Per chi crede in Dio, quale che sia,  il Dio dei cristiani, dei buddisti o dei maomettani,  questo mondo così fatto è senza dubbio un’assurdità logica. Come può Dio, nella sua perfezione, aver generato un simile pasticcio, una tale bruttura? Che gli passava per testa quando creò Adamo? Lui perfetto ha generato questo imbecille, spoglio, nudo di fronte alla terra, così arrogante e idiota? Un coglione, dice Corona. Un perfetto imbecille, arrogante proprio perché tale.
Tanto imbecille che pure Dio, nella sua infinita pazienza, perde le staffe.
Riporto il brano perché è singolare:

“Colpa vostra” risponde Dio nelle coscienze dei rimasti vivi. “Vi avevo dato tutto, terra, acqua, foreste, animali, pesci, aria buona. Ma volevate di più. Ogni giorno di più. Avete distrutto ogni metro di terra, rovinato la natura, avvelenato l’aria, inquinato l’acqua, impestato il mondo di oggetti inutili quando a vivere bastava così poco. E vi sarebbe avanzato tempo per godervi l’esistenza che è assai breve. Vi ho dato vita corta apposta. Avevo capito che sareste diventati coglioni. Del resto, cominciarono Adamo ed Eva a essere coglioni, e voi siete di quella pasta. Concedendovi esistenza breve, speravo che la usaste al meglio, proprio perché corta e tribolata. Invece niente. Avete fatto di tutto per farvi male e rovinare quel po’ che vi ho dato. Averlo saputo, era meglio lasciare la Terra senza di voi, solo con animali, pesci e uccelli. E mari, boschi e pianure. Mi avete fatto pentire di avervi creato, ma siccome tutto torna adesso pagate dazio. Siete stati spavaldi e arroganti. I due vizi peggiori che si possano mettere insieme. Poveri diavoli, mi fate pena. Ora vado via per non vedervi, mi date fastidio. Se penso che la gran parte dei signori che hanno distrutto il mondo erano quelli che venivano a messa ogni domenica e a ricevere la comunione, mi vien da prenderli a calci in culo. Ma non posso, ormai sono morti, estinti, finiti all’inferno. Ne resta però qualcuno a pagare il fio e a capire quanto sono stati imbecilli. Quando creperanno, all’inferno anche loro.”

E’ un Padreterno umano e incazzato.  E non gli possiamo dare torto.
Ma ora, la domanda stupida che mi pongo e che vi pongo: “Ma perché l’uomo è così cretino? Avvelena la terra  e non pensa ai propri figli. Pensate alla Terra dei Fuochi, al disastro campano, Altro che Campania felix! Una vista così corta, così miope, per il guadagno immediato? E i sistemi di produzione? Fatti a breve respiro, senza pensare a quello che sarà. Un mercato che si satura – e ben presto lo fa – significa che tutta la produzione messa in piedi se ne va a farsi fottere.  E il consumismo come sistema per dare vita alla produzione, al lavoro e alla gente che di questo vive? Una spirale idiota e miope. E gli ipermercati? E il cibo infetto da additivi chimici e schifezze inenarrabili?
E poi tutta la questione della crisi? Ci dicono balle, una dietro l'altra per confonderci le idee. 
Ma la storia è chiara. 
Tutto è cominciato dalla bolla immobiliare negli States e poi da noi. Case che hanno sempre più aumentato il loro valore e prestito a gogò a tutti. Così i derivati davano false visioni d’interesse.
Ma quando i debitori non  pagano più tutto crolla. Il fallimento della Lehman brothers; è da qui, tutto il disastro nel quale ci troviamo. E le case, che dovrebbero scendere di costo, fuori dalla bolla immobiliare, ma non possono perché il patrimonio nominale delle banche è costituito dal valore delle case che sequestrerebbero in caso di non pagamento e se succedesse questo tutto se ne andrebbe a carte quarantotto. Il fallimento a catena di tutti gli istituti di credito. E dunque del mondo finaziario e di quello reale. La fame per tutti. Pur essendo la produzione possibile e valida, tutto vanificato dalla finanza e dalle sue astruse e truffaldine complicazioni.
Un assurdo di idiozia bella e buona. Un abisso di rozza stupidità. 
Ed è questo che governa il  mondo. 
Una storia complicata ma semplicissima che se salta finisce per avere, sul mondo contemporaneo, lo stesso effetto dell’esaurimento dei combustibili dalla sera alla mattina di cui parla Corona.
Ma siamo così coglioni da aver creato questo sistema assurdo, inconcepibile, stupido e imbecille che ci seppellirà?
Che assurdità, che stupidaggine.
Come fai a non dare ragione al Dio di Corona che se ne va incazzato per non vedere, che ne ha le palle piene?
«Andate a farvi fottere» ci dice e volta le spalle. 
Avevo creduto di trovar un rimedio al debito, con lavoro in più gratuito da parte di tutti. Lo stanno cominciando a fare ma senza la trovata che era quella di costruire una banca delle ore di lavoro, come promessa di pagherò, e dunque valore, meglio dei derivati delle banche. Più solida, più sicura. Come dire, io pagherò il debito pubblico non con denaro o interessi ma con ore lavoro che ho disponibili da qui a vent’anni. E si sarebbe fuori dal casino, in una strada di soluzione. 
Mi diedero del cretino. Poi, proprio ieri a Report,  scopro che il sistema c’è ed è quello che in tempi non sospetti ha portato la Germania fuori dalle peste. Impegno dei lavoratori a lavorare in più gratis. In particolare nella Wolkwagen per evitare licenziamenti in massa. Tutti  a lavorare di più per la salvezza di tutti. E ci vuole tanto a capirlo?
Siamo ancora in tempo. Altro che tasse in più. Maggiore poduzione di un terzo. Tutti allo stesso costo di prima. E vedi come sei fuori in qualche anno. 
Allora con ore si superproduzione extra, di tutta la popolazione ci incammineremmo verso una possibile soluzione. C'è qualche economista  disposto a fare il calcolo di quanto ci vorrebbe per portare il nostro debito pubblico alla soglia del 60% come obbligo? Qualcuno lo sa fare? Usciremmo dal debito? Forse sì. Allora perché non lo si fa?
Perchè ci beviamo le favole sull'abolizione dell'IMU che poi rientra come tares? 
Ma, come dice Corona – in particolare in Italia – siamo particolarmente stupidi, dei coglioni come dice il Padreterno inacazzato.
In particolare i politici. E non aggiungo altro.
Imbecilli insopportabili.
E allora, in mancanza di strade alternative e di intelligenza aspettiamo anche noi la nostra morte bianca e nera, l’invenro che ci metterà in ginocchio.
E chissà se mai ne usciremo fuori.
E sempre per parlare di idee,  bella questa venuta ad Agostino Bossi che me l’ha comunicata ieri a proposito dei migranti. Che ci vorrebbe, invece di metterli in quei lager che chiamiamo centri di accoglienza, ad affidare  loro l’intera dorsale appenninica in quota (a partire dai 600-700 metri) con tutti i paesini abbandonati e il corredo di terre, per fare sfruttare loro, che hanno più sapienza di noi per venire da condizioni di non opulenza,  come facevano i nostri nonni, quei sistemi di produzione e vita che noi, inetti e supertecnologici, abbiamo completamente dimenticato, non non sappiamo più fare? 
Proprio  come racconta Corona della terra e del ritorno forzato alle sue colture. Faremmo due cose buone: daremmo una mano a dei nostri fratelli sfortunati (perché, alla faccia di chi dice di no, Lega Nord in testa e quel grandissimo stronzo di suo esponente chiatto, obeso con gli occhiali, con la sua cravatta verde e la sua volgarissima, stupida arroganza, che non nomino ma che voi individuate bene)  offrendo loro case, sistemi edilizie  e terre. Ma soprattutto sottrarremmo all’abbandono una parte notevole del nostro territorio, destinata al totale sfacelo. E magari queste risorse si rivolgerebbero subito anche a favore della nostra collettività.
Il ritorno alla terra è una delle soluzioni ai malesseri produttivi dell'Italia. 
Non un ritorno indietro acritico e ciabbattone, ma un ritorno colto, raffinato, attento, avvertito, preparato, intelligente. 
Geniale quest’idea di Agostino. Da condividere subito.
Le soluzioni ci sono ma, come dice il Dio di Corona, noi siamo prima di tutto coglioni e poi il resto.
Ed è allora certo che, come nella Fine del mondo storto, non appena fuori dalla crisi  ci ricadremmo subito.
A padreterno mio che hai fatto! Quando hai creato l’uomo e in particolare l’italiano.  Quel giorno quando ti sei messo al lavoro  non ti dovevi sentire molto bene. E la cosa è andata storta.
Amen.



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