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ebook di ArchigraficA

venerdì 4 ottobre 2013

Dopo la rivoluzione, petali e foglie





di Giacomo Ricci

Parte prima

Le cose di cui tutti parlano come l’avvelenamento di aree di enormi proporzioni e la tragedia dei migranti che muoiono in mare m’impediscono di pensare liberamente.
Opprimono la mia mente.
E anche il mio lavoro di scrittore.
Mi sembra ridicolo proseguire nell’inventare un altro giallo, quando la realtà è così nera.
Una domanda mi gira ossessiva per la testa ed è questa:
«Si può ancora pensare a una vita “moderna” senza rifiuti tossici che avvelenino il nostro pianeta?».
Una domanda semplice che viene spontanea osservando i disastri assoluti che ci circondano causati dalla nostra “civiltà”.
La risposta è difficile, forse impossibile, perché presuppone di eliminare in maniera radicale una serie di fattori ingombranti che si sono piazzati nella nostra vita e non sappiamo come fare a eliminare.
Provo qui a farne l’elenco:
1.   La vita intesa prevalentemente (se non solo) come guadagno economico. Ovvero il denaro è l’unica divinità ammessa nel mondo moderno. Assoluta e totalizzante.
2.   La produzione industriale come via prevalente al guadagno.
3.   Non calcolare tutto il resto. Compresi i rifiuti del processo industriale. Taranto, la terra dei fuochi, l’avvelenamento del mare, l’effetto serra e così via.
4.    L’aver legato il guadagno di ognuno (dai più grandi ai più piccoli, dal più grande capitalista al più povero dei migranti) alla produzione industriale. Tutto, ma proprio tutto ne segue tendenzialmente la logica.
5.   L’alterazione degli equilibri chimici raggiunti nei processi naturali nell’intero ciclo evolutivo del pianeta in svariati milioni di anni, in poco meno di cento, centocinquant’anni.
6.   L’abbandono totale della produzione tradizionale artigianale-contadina di tutta la storia dell’uomo (gli ultimi cinquemila-diecimila anni).
7.   La spirale produzione-merce-vendita-guadagno-consumo-produzione, quello che più sinteticamente definiamo Ciclo del Consumo.
8.   L’economia reale = produzione-merce-vendita-consumo
9.   L’economia finanziaria = astrazione dove il guadagno deriva e sovverte l’economia reale. Il grano non è più merce ma prodotto finanziario (?). Il punto interrogativo non è che non comprendiamo l’operazione ma è per sottolinearne l’assurdità logica.
10.               La morale cinica basata sull’intensificazione della vita nervosa. L’intensificazione è dovuta agli stimoli sempre più forti per indurre il bisogno “fisiologico” dei prodotti (un cellulare come protesi indispensabile alla vita: come faresti senza?). Ogni messaggio diventa più forte per distinguersi nel rumore di fondo di tutti. Il bombardamento continuo azzera la capacità emotiva del singolo e lo porta al cinismo e al disincanto.
11.                Il distacco tra denaro e morale.
12.                Il ciclo politica-delinquenza-produzione come sintesi inevitabile del meccanismo di produzione. (La terra dei fuochi). Dunque l’avvelenamento di territori sempre più vasti non è una scelta scellerata ma inevitabile e il connubio di cui sopra l’unico consentito nell’apparato dello stato “moderno” tardocapitalistico. Questo è ora sotto gli occhi di tutti. Saviano lo descrisse a suo tempo in maniera efficace.





Parte Seconda

Su queste basi che precedono quale romanzo potrei mai scrivere? La realtà ha superato la peggiore e più virulenta fantasia noir-fantascientifica. Allora il romanzo che vorrei scrivere (che mi piacerebbe tutti scrivessimo) potrebbe essere articolato nei seguenti punti:
A)      In un lontano futuro l’umanità (quello che ne resta)  studia questo periodo storico degli inizi del terzo millennio e le sue interne contraddizioni.
B)      Si ricostruisce la via di fuga  che gli uomini inventarono per mettere fine a questa spirale delinquenziale-depravata del grande capitale.
C)      Il primo atto di ribellione dell’umanità al dominio scellerato del grande capitale fu quello della cosiddetta “Rivolta degli avvelenati”.
D)      Cominciò per caso a AXXXXX. Un uomo aveva perduto di cancro la moglie e i suoi due figli piccolissimi. Anche lui era prossimo alla fine. Aveva raccolto tutte le sue energie residue. Erano al funerale dei suoi cari. Vide, mentre era dietro ai feretri,  un uomo che s’era arricchito sui rifiuti tossici. Fu come un lampo: il dolore si trasformò in odio. Uscì calmo dal corteo. Gli si avvicinò. Tutti guardavano in silenzio. Fece per tendergli la mano. Quello sospettoso tese la sua. Ma gli conveniva accettare quella stretta. Il gesto lo scagionava agli occhi di tutti. Ma rapido l’uomo ritirò la sua mano e  cacciò di tasca il suo coltello per il pane e lo piantò dritto nel cuore del delinquente con tutta la forza che ancora gli rimaneva.
E)      Il coltello entrò senza tante difficoltà. L’altro cadde a terra senza un lamento. Con gli occhi sbarrati dalla meraviglia e dal dolore. I suoi guardiaspalle cacciarono i revolver. Fecero per sparare.
F)      Ma la folla del funerale sorse come un sol uomo. Saltarono in tantissimi addosso ai due. Li afferrarono. Li spogliarono. Li percossero con le scarpe che si tolsero dai piedi, con le borsette, con le cinghie dei pantaloni, a graffi, a morsi, a pizzichi, a pugni, a schiaffoni, torcendo le braccia dietro la schiena fino a spezzarle. La folla su di loro si accalcò come in un formicaio le formiche sulle carcasse di due scarafaggi. Urla, imprecazioni, sangue che schizzava via. Membra volarono intorno. Di loro in pochi minuti non rimase più nulla di connesso. Pezzi sparpagliati in giro. Escrementi, budella sfibrate, muscoli dilaniati, teste spaccate. Fecero la stessa fine dell’eletto Starace durante i moti napoletani del maggio 1585.
G)     Fu il segnale. Da lì la rivolta guadagnò le strade, le piazze della città di AXXXXX. Tutti si diressero verso la casa dei delinquenti riconosciuti e acclarati. Fu in breve una strage.
H)     La rivolta dilagò da AXXXXX a tutti i paesi della provincia, nelle cittadine di BXXXXX, CXXXXX, MXXXXX.
I)        Come una macchia d’olio dalla provincia di CXXXXXX a quella di Napoli a quella di Salerno.
J)       E poi più su, Avellino, Benevento, Isernia, Campobasso, Centro Italia, Italia del Nord e del Sud. La notizia si diffuse in un baleno e semplici e spontanee scoppiarono le rivolte, feroci, implacabili, assolute. In due giorni l’Italia fu rivoltata come un guanto. Incendi, smembramenti, dilaniamenti. Fu fatta piazza pulita. Affanculo tutti gli oppressori.
K)      Furono i giorni dei roghi. Al fuoco tutte le case dei delinquenti, dei politici collusi, degli imprenditori infami.
L)      E dall’Italia la protesta corse per l’Europa, la Russia, l’Asia e poi le Americhe.
M)    In breve il mondo fu liberato dal capitale.
N)     Il capitalismo fu eliminato come idea con  tutte le sue perversioni morali.
O)     Si ritornò in breve tempo a un’economia agricolo-artigianale.
P)      Si ebbe un enorme sviluppo della cultura. Gli uomini lavoravano e dopo, sereni e felici con i figli, con le mogli, si sedevano accanto al fuoco, al tramonto, e raccontavano le storie dei loro avi, le filosofie degli antichi greci, la loro visione del mondo, il loro modo d’intendere le questioni dell’umanità e dei loro amici animali.
Q)     Si rivitalizzarono tutti i piccoli centri abbandonati, svuotati dall’emigrazione. I piccoli paesi sulle colline vissero di nuovo, le vecchie mura  furono trasformate in luogo di coltivazione per capperi, prezzemolo e finocchietto.
R)      Fu abolita l’intera cultura scolastico-universitaria e i suoi rappresentati corrotti e ignoranti. Si videro rettori in fuga, magnifici ridotti allo stremo, senati accademici dispersi, professori di ogni ordine e grado, quando erano incapaci nel loro mestiere ma solo corrotti e mestieranti, ridotti alla fame. Come era giusto che fosse.
S)       Si rifondarono le università medievali dei clerici vagantes. Monaci che avevano il compito di conservare le grandi biblioteche composte di libri di carta e sviluppare la grande biblioteca universale digitale in tutte le lingue di tutto il genere umano cui ognuno poteva attingere con semplicità e naturalezza. Monaci che insegnavano per passione.
T)      Ci si avviò verso la società “moderna” della fine del Tremila.
U)     Tutte le opere d’arte dei musei vennero spiegate ai bambini che le trovarono belle e, d’altro canto, i fanciulli  le capirono subito senza bisogno di spiegazioni. Di fronte alla Madonna con il cardellino di Raffaello, al Compianto sul Cristo morto di Giotto, al Trionfo della primavera di Botticelli o alla Flagellazione di Caravaggio non c’era bisogno di alcuna spiegazione. La bellezza ha sempre parlato da sola. Fu così che i critici inutili, in cerca di gloria ingiustificata e basata su linguaggi incomprensibili (nemmeno a loro stessi) vennero banditi dalla società civile degli uomini.
V)      Ed è questo senso della cultura e della vita quella che oggi permette all’uomo di sopravviver in pace con tutte le creature della terra
W)    Fine della storia. Fine delle guerre, fine delle controversie. Non ci fu più bisogno del petrolio e gli sceicchi furono costretti ad andare a lavorare. Anche loro. Molti fecero i camerieri. Alcuni gli sguatteri e i lavacessi. Altri, avviliti per la perdita dell'immenso potere accumulato,  diventarono barboni e si diedero all'alcol. 
    Il vento, il sole e l’acqua diedero tutta l’energia di cui l’uomo aveva bisogno. E poi per i lavori di campo c’erano gli asini con la loro grande pazienza e gli occhi buoni.
X)      Ognuno visse in pace con il suo vicino e i suoi simili.
Y)      Ognuno si fece i cazzi suoi.
Z)      Ognuno non volle più accumulare perché l’accumulazione non scongiurava la morte.
Si scoprì che la morte, in quanto fatto naturale, non era la fine ma il riciclo della vita e che ognuno vi ritornava in pace e sotto forma di altre specie viventi.

Io che scrivo ero un tempo un uomo ma ora sono una margherita. Mi giro con il sole e, dopo il tramonto, aspetto, a petali chiusi per la notte, che sbuchi lì in fondo, dietro le montagne per poter  dispiegare felice, alla sua luce e al suo calore tiepido e dolce, le mie foglie. 



4 commenti:

  1. Bella questa utopia, ma detta così mi sa tanto di assolutismo (un po' come è bello Marx ma è orribile il marxismo). D'altro canto mi rendo conto che si sta parlando di una rivoluzione da fare DENTRO di noi, nel nostro modo stesso di pensare alla natura ed ai "sistemi" umani. Di cambiare innanzitutto l'arroganza con la quale abbiamo accantonato decine di migliaia di anni di Sviluppo (quello vero, antropologico) e abbiamo fatto affidamento su un'artefatto dell'intelletto umano, un prodotto partorito ex novo e senza alcuna evoluzione (il capitalismo); qualcosa che, anche per semplice logica, è destinato a fallire.
    Sarò mitomane, mq vedo lo stesso anche nell'architettura. Accecati dai nostri desideri di progresso abbiamo rinnegato millenni di pensiero, creando gli abomini in cui viviamo e che, ormai, di naturale (e di "spirituale") non hanno più nulla. È qualche mese che sto approfondendo questo tema (nell'individuazione, anche, dei fattori archetipici su cui si fonda l'Architettura, quella vera) tanto da voler intraprendere un percorso di ricerca per la mia tesi specialistica. Spero solo che non tutti i professori siano come lei ha scritto in questo pezzo! :)

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    1. No, non sono tutti dei pezzi di merda. Ce ne sono di raffinati, colti, intelligenti e sensibili. Ci sono. Io li ho conosciuti. Li conosco e li stimo. Ma, nel complesso, siamo perdenti. Di Marx e del marxismo ho discusso per una vita. Ho amato (e amo) alla follia Marx e le sue teorie. Che trovo utopie pieme di saggezza e apertura mentale. Non altrettanto ho amato i marxisti e il marxismo. Sistemi assolutistici, come un po' tutte le utopie quando pretendono di farsi sistema. Le utopie, secondo me, sono solo idee che dovrebbero spingerci a criticare con maggiore spregiudicatezza la realtà e a spingerci a fare gesti, anche difficili, per liberarci dagli oppressori. Oggi gli oppressori sono la produzione industriale (tutta o quasi con i suoi veleni e le sue merde), il denaro come dio assoluto, i politici corrotti e infingardi, i delinquenti, rozzi, stupidi, ignoranti e demenziali. Ci vorrebbe un bel coltello del pane nelle mani di ognuno di noi per sbarazzarcene e cercare, dopo, di vivere al meglio questa vita così effimera e tragica che abbiamo avuto in dono. Al fatto che risorgiamo ci credo con fermezza. Perchè negli occhi dei miei gatti vedo infinita saggezza e amore per noi umani che, quasi sempr, non meritiamo. Nei fiori vedo una bellezza senza fine e se un giorno mi risvegliassi margherita sotto un bel sole per vivere solo una settimana in un prato, ne sarei davvero felice.

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  2. Caro Giacomo,
    a proposito dell'inutilità dello scrivere di fronte ad un tale sfacelo morale, etico, sociale, economico, culturale e chi più ne ha più ne metta...Ti segnalo un libro interessantissimo che sto leggendo e che mi ha regalato un amico che vive la tua, la nostra stessa sensazione di impotenza: "l'utilità dell'inutile"di Nuccio Ordine che porta già nel titolo la risposta alle tante domande che tutti noi ci poniamo in questo disgraziato periodo della Storia.Se lo hai letto o lo leggerai, ne riparliamo...

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