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ebook di ArchigraficA

venerdì 8 luglio 2016

Sognatori


Cose da sognatori

Svolgo, da due anni, nella Facoltà di Architettura della “Fedrico II” di Napoli, un corso di “Letteratura Disegnata”.
Espressione non mia, ovviamente, ma di Hugo Pratt che, non so bene quanti anni fa, quando qualcuno gli chiese che tipo di fumetto disegnasse, rispose, calcando un po’ la mano, che la sua non era opera di fumetto , bensì Letteratura disegnata.
Con questo Pratt ci tenne a sottolineare che il lavoro del disegnatore a fumetti non è quello del disegno e basta ma un vero e proprio impegno narrativo.
In questo senso il mio è un corso di Letteratura Disegnata perché vorrebbe insegnare agli allievi di architettura che hanno dimenticato, non per colpa loro, le regole elementari del disegno, l’uso della matita e l’osservazione dal vero della città e delle sue architetture, l’arte del disegno e, soprattutto, l’arte del raccontare per immagini.
Perché l’architettura è anche questo. Anzi, soprattutto questo. Con l’accentuare, in epoca moderna, soprattutto gli aspetti tecnologici e funzionali, si è perso di vista il gusto artistico dell’architettura, dell’ornato, dell’estetica.
Per meglio dire, le parole “ornato”, “estetica” e “arte” sono state allontanate dai discorsi di architettura per esserne definitivamente bandite come punti eversivi, pericolosi e fuorvianti.
Letteratura disegnata è racconto per immagini di luoghi, ambienti, personaggi, modi di sentire, pensieri, emozioni.
Dunque chi disegna per raccontare è, innanzitutto, un sognatore.
Anche questa definizione non è mia ma di Will Eisner, uno dei padri del fumetto moderno e soprattutto del Graphic Novel, del “romanzo grafico", del narrare per immagini.
Bellissima la definizione di Eisner di sognatore e di sogno. La riporto così come lui l'ha scritta perché non potrei far meglio:
“Nel migliore dei casi” scrive Eisner nell’introduzione a quella che è, a parere mio, la sua storia a fumetti più bella e complessa che abbia scritto, “la società tende a tollerare i propri sognatori. I sognatori viaggiano nella vita con un ritmo tutto loro. Prendono decisioni o sposano cause che spesso appaiono ingenue e confondono gli individui pragmatici, i quali – in ultima analisi – prosperano su occasioni nate dalla fantasia e dall’immaginazione”.
Ecco in sintesi il senso del mio lavoro. L’arte e il sogno al servizio del pensiero per sposare cause spesso ingenue (ritenute tali) e antipragmatiche: come la difesa degli animali, l’amore per la natura e gli alberi, la difesa del più piccolo alberello spontaneo dal cemento e dall’arroganza dei costruttori, la difesa dell’ambiente, la lotta all’inquinamento, la voglia di un mondo politico pulito e meno corrotto, il sogno di un’umanità serena e felice.
Ecco. Riportare questi temi onirici all’interno delle facoltà di architettura “moderne” e tecnologiche è un sogno.
Quello che io ho abbracciato.
Queste parole sono dirette a tutti gli allievi di questi due anni che hanno condiviso questi sogni, sono stati a sentire e osservare come nasce un “pupazziello”, come lo si fa muovere, come si disegnano le mani e le gambe, come si usa la tecnologia per rendere espressivi gli occhi e trasparenti le pupille.
E come tutto questo serva per rendere il mondo meno sporco, corrotto e più felice. Come se fossimo dei bambini, tornati a quello stadio di purezza che rende il mondo giusto.
E io non posso che ringraziarli della loro attenzione.

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