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ebook di ArchigraficA

lunedì 3 settembre 2012

Ex libris - DRM (Digital Rights management)



di  Giacomo Ricci






Prima di tutto la mia mania. Quella di non sopportare i DRM.
So che rischio, forse, un’ incriminazione per aver violato i diritti d’autore. Ma io non credo di dire nulla di grave. Non mi sono appropriato di nulla. Ho comprato regolarmente il libro scaricandolo da un sito web autorizzato. Ma detesto le limitazioni. In particolare alla cultura.
Quindi la prima cosa che ho fatto è stato sproteggere l’e-book dai famigerati DRM.
I libri elettronici, secondo me,  dovrebbero essere una conquista di libertà vista la semplicità che c’è nella loro concezione. Chi ha pensato e creato un testo digitale  lo ha fatto, sono certo, nello stesso spirito di coloro che inventarono UNIX,  alle origini dei moderni sistemi operativi informatici, in preda a un vero e proprio  anelito di libertà. 
In ogni caso il racconto che Linus Torvalds fa della nascita del sistema Linux e del sistema GNU taglia la testa al toro e a qualsiasi fraintendimento di comodo. L'informatica nasce come esperienza di libertà, checché ne dicano e pensino i patron di Apple, Microsoft e così via. La voglia di condividere esperienze, sensazioni, cultura. Soprattutto parlare al di là dei limiti fisici. Questa è la rete.  Questa è, in soldoni, l’Information Tecnology.
E poi credo sia questa la prima molla che spinge qualcuno a lasciare su carta i suoi pensieri, il suo sentire, le sue impressioni. La voglia di comunicare parte da questo.
Per questo si scrive. Per passare ad altri i propri pensieri.
Ma allora, mi dico e non ho dubbio alcuno, c’è veramente dell’odioso nei DRM (Digital Rights Management, Gestione dei Diritti Digitali) cioè da parte di privati di limitare l’accesso, inchiappettare chi paga e vuole essere onesto e riconoscere il lavoro degli altri.
Spiego per chi non lo sa. Gli editori, e tra questi spiccano anche quelli italiani,  preoccupati dal fatto che un libro digitale possa essere distribuito all’infinito, hanno pensato che, limitandone l’uso a pochi dispositivi, la diffusione fosse impedita.
Niente di più falso, ovviamente. Con un programmino gratuito che si scarica dal web e l’aggiunta di un paio di plugin (operazione che, in tutto, richiede non più di 5 minuti per l’installazione) i DRM sono eliminati e la copia è pronta per la diffusione, per la trasformazione da un formato all’altro, per la manipolazione.
Ciò che lo impedisce è soltanto la discrezione dell'operatore e gli scrupoli che si fa. 
E devo dire che ci sono molte cose che tentano in questa direzione.
Le elenco in breve:
1)   la voglia di trasgredire. Sempre presente, inutile farsi illusioni. Quando qualcuno mette in piedi un sistema di limitazione ci sono persone, come me, che si sentono oltraggiate e stimolate a trovare la soluzione, a raggirare l’inghippo. Nel web gli  hacker prolificano. E che uno sia un hacker non vuol dire che non abbia un'etica. Anzi.  Comunque, fatto l’inghippo, trovata la soluzione. Proprio un momento dopo.
2) la necessità di segnare la propria copia. Io firmo le mie copie cartacee. Ci metto un Ex libris (quello che vedete nell’immagine sopra) e la mia firma. Vecchia abitudine del bibliofilo, quella di segnare i libri della sua biblioteca. Feticcio? Mania? Può darsi. Inutile? No, nella maniera più assoluta. Si tratta di segnare, di incapsulare, di far proprio. E per uno  come me, aperto al bene comune, che ritiene l’appropriazione delle cose un furto ai danni della restante parte dell’umanità, l’unica appropriazione consentita è quella culturale. L’appropriazione culturale è crescita del proprio Io-intellettuale  e del proprio modo di stare al mondo, di sentirlo, percepirlo, rispettarlo, lasciarlo, per quanto possibile, così-come-è. Perché frutto di un processo di equilibri successivi durati tanto tempo, secoli, millenni. La domanda è: E chi sono io per modificare questi equilibri? Chi me ne dà l’autorizzazione? 
   Allora per un libro dotato di DRM segnare la propria copia non è possibile. Io lo apro, solo dopo averlo acquistato, con pochi passaggi ci aggiungo, nella seconda pagina il mio Ex libris che me lo fa sentire più mio, prima di leggerlo. La mia biblioteca digitale si allarga, proprio come quella cartacea. Segno la mia copia. Ne vado fiero. Lascio a qualcuno dopo di me il segno di quello che ho letto, delle idee che ho apprezzato. Anche tutto ciò, nel suo piccolo, è storia. Inutile? Forse. Ma fa parte di quelle illusioni che rendono la vita più accettabile.
3) La necessità di prestare il libro. Lo so, questa è una contraddizione. Ma io, in teoria,  posso passare infinite volte il mio testo di carta. A nessuno è mai venuta in testa l'idea depravata che potesse essere vietato, perché illegale.  Qual è la funzione delle biblioteche se non questa? E perché le biblioteche  di carta sono un’istituzione culturale da rispettare e quelle elettroniche no?  Perchè un bibliotecario è essere ammirevole e uno che duplica una copia elettronica, senza ricavarne un benefit economico,  è un ladro? Una questione forte, questa. Un paradosso, una contraddizione. Da risolvere sul piano concettuale, del diritto e della pratica dei comportamenti.
4) Il costo proibitivo. Una copia cartacea ha i suoi costi che derivano da una serie di voci: l’autore e il suo compenso, i lavoranti alla produzione del libro, editor, impaginatori, stampatori, rilegatori, ecc. E poi lo stoccaggio. E il trasporto e i grossisti e i librai, i commessi, il costo dei locali di esposizione, la luce elettrica, le vetrine, il cesso, il condizionamento, il riscaldamento, la donna delle pulizie, ecc. ecc., e poi la pubblicità ecc.  ecc. ecc. Come si vede la maggior parte di queste voci è eliminata. Quindi il prezzo dovrebbe scendere notevolmente, permettendo di pagar meglio l’autore, di aver un buon margine di guadagno per l’editore senza tante spese. E di far leggere più persone. Ci si aspetterebbe che il costo scendesse di molto. Manco per la testa. Un euro, due al massimo in meno. Che danno tanto l’impressione che lo si sia fatto per dare a vedere. Nulla più. Così  se la copia cartacea costa 17 euro, quella elettronica la trovate anche a 15 euro. Non un centesimo di meno. Scandaloso è dir poco. Cosa da spingere allo scarico pirata dalla rete. C’è poco da fare. Ognuno ci pensa. E magari lo fa.
5)  La questione della diffusione della cultura. E’ del tutto evidente che con quest’impostazione di mercato gli editori spariranno (e lo stanno già facendo),  vista la loro sostanziale inutilità e il rapporto diretto sarà tra l’autore e gli store di vendita accorsati sul web. C'è da aspettarsi una cosa del genere. Domanda: ma chi controllerà la qualità? Semplice. Dopo la prima buggeratura,  un autore sarà irrimediabilmente scartato dagli utenti. Il web è spietato.  Nei tempi lunghi, si autoregolerà. Dunque il vero controllore sarà il pubblico dei lettori. Oggi non è proprio così. Gli stili di scrittura sono decisi a tavolino, gli autori pure. Alla faccia della cultura e di tutto il resto. 

E nel frattempo? Nel frattempo io sproteggo le copie che ho regolarmente comprato. Per i classici poi mi rivolgo a organizzazione meritevoli come Liber e Liber che mettono a disposizione tutto il materiale libero da diritti d’autore e ... vado avanti con il progetto di ArchigraficA Edizioni che è rigorosamente no-profit per tutti gli autori emergenti che ne vorranno approfittare, per tutti quelli che vorranno aiutarci e nel ripubblicare, gratuitamente, tutti quei “classici” liberi da diritti d’autore. Epub, mobi, pdf e altri formati rigorosamente privi di qualsiasi forma di DRM.

Come dovrebbe organizzarsi il futuro? La mia proposta è molto semplice. Eliminare in tutti quei casi che sia possibile il libro di carta. Costruire lettori e-reader dotati dei migliori requisiti di leggibilità a costi concorrenziali, e incaricare le Università e le scuole di metter su biblioteche digitali per i loro utenti e per la collettività.
Questo senza nulla togliere o sminuire alle biblioteche tradizionali di libri cartacei.
Si dovrebbe trattare di biblioteche generaliste e specializzate. Riguardanti, cioè, i nuclei disciplinari di compentenza. I professori, per far carriera, dovrebbero contribuire al miglioramento e al progresso del sapere, anche sotto forma digitale.
Sarebbe un po’ come un ritorno alle origini, al significato primitivo, principale ed elementare delle Università, della loro funzione e del loro senso istituzionale.
Così il lavoro di ogni professore, il suo contributo scientifico diviene concettualmente ma anche immediatamente di dominio pubblico. E dunque pubblicamente controllabile dalla comunità scientifica, dagli studenti e da chiunque sia interessato.
Intrigante, no?
Come si pagano gli autori e le Università? Gli autori sono professori già pagati dallo stato. Dovrà essere un loro obbligo (morale) quello di metter su “carta digitale” le loro idee e i concetti che insegnano. Così come già fanno. I soldi della “ricerca”, finora profusi a pioggia e molto spesso gettati via, possono ampiamente essere riutilizzati allo scopo. Anche con notevole risparmio, visto che la pubblicazione digitale, per tutto quello che dicevo prima, è infinitamente più economica e immediatamente disponibile all over the world, come si dice. E non finire, come spesso ho visto in Dipartimento, alla Facoltà di Architettura di  Pescara,  in scatoloni gettati nello sgabuzzino di servizio che presto si riempiono di polvere e altro. Gli autori sono pagati dai lettori a un prezzo decisamente conveniente per copia. Non più di 0.99 centesimi. Un prezzo equo.
Io sono convinto che tutti andranno in attivo. Ciascuno paga volentieri il suo autore una cifra di un euro.
Per quanto riguarda la narrativa, il discorso è simile. Se l’autore è bravo e,  come Faletti, è capace di vendere 1.ooo.ooo di copie, come si dice abbia fatto Io uccido, il guadagno sarebbe proprio non c’è male. E tutti sarebbero ben disposti a pagare così poco un autore che dà loro svago e impegno intellettuale.
Io, ad esempio,  pagherei molto volentieri Camilleri, Erri de Luca e qualche altro. Mi costerebbero, per tutta la loro produzione, non più di sessanta, settanta euro complessivamente, per un cambio di tantissimi libri. Avrei da leggere per più di un anno a tempo pieno. E se fossero, come sono, molto di più di 100.000 i fan dei due scrittori,  fatevi un po’ il conto dei guadagni.
Il rapporto diretto autore-lettore, così vivo e vivace all’interno del testo quando lo scrittore è bravo, sarebbe ancor più vivo sul piano economico con il piacere e la soddisfazione di tutti.
Tranne dei veri furbi, che in questo momento, mi spiace dirlo, sembrano alcuni editori e gli inventori del DRM. Questi sì, assolutamente da deprecare. Ma come ho detto i loro sono i veri costi inutili. Basta un po’ di ingegno per aggirare le loro misere  protezioni. Dunque davvero soldi gettati al vento.

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