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ebook di ArchigraficA

sabato 21 marzo 2015

Perchè bisogna avere un taccuino



di Giacomo Ricci


Vi spiego perchè, secondo me,  è necessario, prima di ogni cosa, avere un blocchetto, un quadernetto e una penna (matita, fa lo stesso) in tasca. In ogni momento della vostra giornata. Sempre. 
Il taccuino vi deve entusiasmare per la sua forma, per il colore, la consistenza, per l'odore della sua carta, per il gusto di averlo tra le mani e in tasca. e poi la penna. Fate in modo che non sia una  penna ma la vostra penna, quella che vi accompagna, con la quale disegnate, appuntate, scrivete, mandate affanculo il mondo e tutti quelli che ci stanno sopra. Non sempre, naturalmente. Quando va fatto e ci sta.
Sempre in tasca la penna-matita. Attaccata al collo con uno spago. La vostra penna anche se si tratta di una sfera fetente o di un mozzone di matita. E' la vostra. Quelle che segna i vostri pensieri e le vostre sensazioni sulla carta. Nell'era digitale abbiamo bisogno ancora della carta e della matita. Il più grande Hard Disk possibile è la nostra fantasia. 

Perchè? In pochi punti vi sintetizzo il mio Punto di Vista (PdV).

A)     L’Originalità  nella costruzione di una storia non esiste.
B)     A volte quelle che sembrano delle stupidaggini  del momento, poi, a guardarle bene, rivelano la loro forza nascosta. Ogni idea sbuca non si sa da dove, fa la sua apparizione come un qualcosa di indesiderato, in momenti che uno non se l’aspetta. Poi va via e non ve ne ricordate più.  Ricordare Freud e la sua teoria degli atti mancati e delle affiorazione dal mare dell’inconscio? E' troppo chiamare in causa Freud? Forse. Ma serve.  Per questo motivo ogni idea  ha la sua forza che aspetta  sol di essere messa a fuoco. Io ci ho messo tantissimo a capirlo. Quasi tutta la vita. Oggi, i miei quaderni di appunti sono una costante che mi aiuta a trarre senso dalle mie azioni, dalle mie disperazioni (temporanee), dalle mie idee, da quelle che si potrebbero chiamare folgorazioni, solo se si mostrassero come tali. In realtà appaiono sempre in sordina, dimesse e poco appariscenti. Eppure…Eppure funzionano. Sempre che si sia attenti a capirle. A comprendere quello che ci vogliono dire. 
C)     Inutile il tentativo di farsi venire un’idea originale.  Tutta bella pronta, funzionante, confezionata con un nastro regalo. Non funziona così. Non verrà mai. Si mostra a spezzoni, a mozzichi. E poi se appare tutta assieme forse è perchè vi ricordate di qualcosa che avete gà visto e sentito. Qualcuno  l’ha già avuta, ha già fatto tutto quello che poteva per svilupparla e l’hanno fatto molto meglio di come voi potreste fare. E allora? Allora tanto vale copiare. Ma bisogna copiare in maniera “creativa” aggiungendoci qualcosa di nostro, modificando anche se solo un poco. Non sono io a dirlo ma Antonio Serra, sceneggiatore della Bonelli e, andando più in alto, nientedimeno che Glenn Gould, uno dei più famosi pianisti mai esistiti, un genio, compositore musicale, musicologo e teorico della musica. Abbiate fiduca. Hanno ragione loro. Ci hanno già pensato. E' il loro mestiere. E hanno capito bene dove stanno i nodi della questione.

D)    A volte, in stati di sconforto (come mi capita spesso) mi viene di dire che, forse, non ne vale proprio la pena di farsi venire idee perché, tanto, questa realtà che ci circonda non sa che farsene. Il nostro fallimento è già preordinato dal destino. 
        Ho naturalmente torto marcio. Perché se così fosse nessuno si farebbe venire un'idea, non esisterebbe Zerocalcare, non sarebbe esistito Hugo Pratt e ci saremmo privati di Corto Maltese. Riavvolgete il nastro e leggete gli spunti che avete segnato sul vostro taccuino. Lì c’è tutto. E se non c’è ancora ci sarà.

Bisogna avere pazienza. La nostra formazione è lenta, anche se le premesse sono tutte già dentro di noi. Un taccuino permette loro di fare capolino e non dimenticarcene.